sabato 17 dicembre 2016

Buone feste!



immagine creata su www.pizap.com
con personaggi tratti dal film Disney 
Canto di Natale di Topolino (Mickey's Christmas Carol)


Cari amici,

Avrete notato la mia assenza dal blog (almeno spero!).
Ho avuto una serie di problemi personali, e sono stata costretta anche a chiudere momentaneamente il profilo g+.
Non vi tedierò con i dettagli, volevo solo cogliere l'occasione per augurarvi buone feste!
Il blog sarà di nuovo attivo dopo il 20 dicembre, fervono i preparativi per nuovi post. 
Un saluto affettuoso a tutti voi!

martedì 15 novembre 2016

i Medici: la miglior fiction targata RAI degli ultimi decenni

In alto, il cast della prima stagione de "I Medici".


Nonostante la riluttanza iniziale di alcuni spettatori, perplessi soprattutto dai continui Flaschback e da un tipo di recitazione ben lontana da quella a cui la fiction italiana si era abituata negli ultimi anni, la prima stagione de I Medici ha avuto ottimi ascolti da parte di diversi target di pubblico, raggiungendo ben 23 milioni di Italiani.
La serie è certamente il miglior prodotto targato Rai fiction degli ultimi anni, e a chi ha storto il naso per la recitazione algida di Richard Madden, rispondo solo che di sicuro il vero Cosimo de' Medici non si sarà rivoltato nella tomba, come avrà certamente fatto la povera Elisabetta di Baviera per l'interpretazione della Capodondi (per non parlare dell'unica e vera Sissi cinematografica Romy Schneider, perfetta sia per fattezze fisiche che per interpretazione).
Le fotografia e la ricostruzione della Firenze rinascimentale non ha alcuna pecca, la somiglianza fisica tra attore e personaggio storico a volte lascia a desiderare, ma l'ambientazione è quella giusta, il passaggio da vicoli malfamati, in cui la gente si bacia tranquillamente mezza nuda per strada hanno spiazzato i ben pensanti, ma la verità è che i nobili e i benestanti dell'epoca amavano frequentare i borghi e bordelli, abbandonare le buone maniere, dar sfogo ai loro istinti per poi tornare, come niente fosse nei quartieri da bene, ben vestiti e dimenticando presto dove avevano passato la notte prima, proprio come fece nella prima puntata il giovane Cosimo de Medici mentre era a Roma con padre e fratello. 
Ovviamente non ci è dato sapere se Cosimo ha davvero incontrato Donatello in un bordello nudo con un altro ragazzo, né che fosse davvero innamorato della lavandaia interpretata da Miriam Leone prima di sposare Contessina de Bardi; diciamo che tutto questo rientra nella sfera del plausibile, che la fiction permette di realizzare.
In troppi hanno storto il naso per le inesattezze storiche, e a costoro vorrei ricordare che questa è una semplice Fiction, e non una Docu-ficiton o un Documentario, e che tra le due cose corre la stessa differenza che c'è tra romanzo storico e romanzo storiografico (o più semplicemente Storiografia).
Documentario e Storiografia devono attenersi strettamente ai fatti, magari proponendo qualche aneddoto non accertato, ma di sicuro sempre attinente all'evento storico narrato. La fiction televisiva così come il romanzo storico invece, non devono per forza riportare i fatti così come sono avvenuti ma renderli avvincenti, avvinghiare ed appassionare lo spettatore/lettore allo schermo televisivo o alle pagine del libro, romanzando la vera storia, rendendola più avvincente o a tratti piccanti.
La scena in cui Contessina de'Medici fa il suo ingresso nella Signoria sul suo bianco destriero, che con i suoi zoccoli spalanca con la forza le porte della struttura, chiedendo e ottenendo l'esilio per il marito anziché la morte è stata sicuramente molto romanzata, ma a livello scenico è forse una delle più belle sequenze mai realizzate in una fiction.
La scena più scioccante per chi si aspettava una devota affinità storica, è stata l'omicidio degli uomini della famiglia Albizi, che nella realtà sono morti "tranquillamente" in esilio e non assassinati da mercenari al soldo di Cosimo come vediamo nella sesta puntata; la scena non è veritiera, ma visivamente è impeccabile, soprattutto perché mentre padre e figlio Albizi trapassano, Cosimo de Medici si trova nella cattedrale, col Sommo Pontefice che esalta le sue doti umane e morali, con la frase perentoria: "Cosimo de'Medici ha scelto la strada più lunga e difficile" .
Questa scena mi ha ricordato molto la sequenza de "il Padrino", di Francis Ford Coppola, in cui Michael Corleone, durante il battesimo del nipotino fa ammazzare tutti i suoi nemici, ed alla domanda del prete: "Michaele Corleone, rinunci tu a Satana?" , ad ogni: "Rinuncio!" pronunciato da Al Pacino vediamo un suo sicario uccidere a sangue freddo uno o più nemici. Scena e citazione visivamente e psicologicamente superba.
Confesso che però la morte di Lorenzo il Vecchio ha spiazzato anche me, dato che Lorenzo aveva moglie e figli quando è morto; una scelta che credo si possa spiegare solo con la mancata disponibilità da parte dell' attore Stuart Martin. Probabilmente suppliranno a questa "imperfezione storica" facendo saltar fuori figli o matrimoni segreti del defunto Lorenzo, o semplicemente ci si concentrerà esclusivamente sulle vicende strettamente legare a Cosimo e ai suoi discendenti, dato che sua nuora Lucrezia ha annunciato proprio durante i funerali di essere incinta, e che hanno intenzione di chiamare il loro primogenito Lorenzo, come il "defunto" zio.
Confermo dunque il giudizio "frettoloso" dato dopo aver visto solo le prime due puntate: i Medici è una serie che non delude e che merita di essere seguita. Attenderò le successive stagioni con ansia.

mercoledì 19 ottobre 2016

I MEDICI: cast stellare non delude

 In Alto Dustin Hoffman e Richard Madden, che interpretano rispettivamente Giovanni di Bicci de' Medici e suo figlio Cosimo De'Medici.



Ho appena visto le prime due puntate della nuova serie televisiva anglo-italiana, creata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer: I Medici (Medici: Masters of Florence).
Ovviamente dopo solo due puntate è difficile pronunciarsi, ma da quel poco che ho visto, non posso che dare un voto positivo alla serie.
Mi è sembrata la tipica serie TV che segue il filone storico, ma senza le scene di sesso esplicite che vediamo ne i Borgia, e un po' anche ne i Tudors; forse questa serie è un po' troppo all'acqua di rose, poiché si sa che la storia vera è molto più cruenta di quella qui rappresentata.
Hanno edulcorato molte scene per rendere le puntate adatte alla prima serata, ma credo che potremmo sopravvivere anche vedendo meno sangue e sesso rispetto al solito.
Magari però, questo "perbenismo" potrebbe aver creato un certo disappunto nei fan di una serie cult, di cui Richard Madden è stato protagonista per qualche stagione: mi riferisco ovviamente alla famosissima e fortunatissima serie della HBO, Il trono di Spade.
La scelta forse non proprio casuale di fare interpretare il ruolo del banchiere Bardi, suocero di Cosimo de'Medici a David Bradley, mi è sembrata quasi un tentativo di approcciare  proprio i fan di Game of Thrones , per via dei "trascorsi" tra gli alter ego di Madden e Bradley nella serie HBO, anche'essi legati, in qualche modo, da un matrimonio...
Tornando ai fatti e mettendo da parte supposizioni e pettegolezzi, devo dire che ho molto apprezzato i continui flashback flashforward, tecniche cinematografiche che amo moltissimo, che faranno da filo conduttore per tutta la serie, impostata proprio sui ricordi di Cosimo, alternando il presente storico, 1429, ad avvenimenti accaduti 20 anni prima. Non ho mai visto in una serie a stampo storico un uso continuato di flashback flashforward. Questo genere di serie infatti, predilige una narrazione più lineare, evitando veri e propri salti temporali e limitandosi all'uso sporadico del flashback quando si vuol far ricordare qualcosa allo spettatore, oppure per segnare la drammaticità dell'evento narrato. 
Un'ultima chicca riguarda l'aneddoto dell'uovo di Colombo. La leggenda popolare narra che, rientrato dalla sua impresa nelle Americhe, alcuni nobili Spagnoli abbiano minimizzato la missione di Colombo, affermando che chiunque avrebbe potuto portare a termine con facilità  l'impresa visti gli ingenti mezzi messi a sua disposizione dalla corona Spagnola; Senza scomporsi, Colombo  sfidò i nobili spagnoli in un'impresa altrettanto facile: far stare un uovo dritto sul tavolo. Nessuno dei gentiluomini presenti vi riuscì, e alla fine Colombo praticando una lieve ammaccatura all'estremità dell'uovo, riuscì a tenerlo in piedi, lasciando tutti con un palmo di naso. Gli spagnoli protestarono, asserendo che avrebbero potuto farlo anche loro, e Colombo rispose: «La differenza, signori miei, è che voi avreste potuto farlo, io invece l'ho fatto!».
Io ho sempre creduto alla veridicità della storia, ma a quanto pare, e come vediamo in questa serie, il primo a riuscire a far stare in piedi un uovo non fu Cristoforo Colombo, ma Filippo Brunelleschi, che fece stare in piedi l'uovo per dimostrare a Cosimo de'Medici come avrebbe fatto a costruire e tenere in piedi la Cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore, impresa ritenuta impossibile da chiunque, tanto che i lavori erano fermi da oltre vent'anni. Storicamente, l'aneddoto fu riportato dal Vasari, ma se fosse vero, Brunelleschi avrebbe inventato l'uovo di Colombo circa 90 anni prima di Colombo stesso!
Siamo dunque di fronte ad una sorta di paradosso temporale? 
Scherzi a parte, una delle cose che amo di più delle serie TV del filone storico sono proprio questi piccoli aneddoti, alcuni veritieri, altri leggendari, che donano colore alla storia e la rendono più interessante, almeno agli occhi dei fan appassionati (e un po' secchioni) come la sottoscritta.

martedì 20 settembre 2016

Shark tale: lo squalo "travestito"


 Due immagini tratte dal film Shark tale: in alto, lo squalo Lenny "travestito" da delfino. 
In basso, Lenny
in una posa "effeminata" con fratello "pesciotto" Frankie.



Navigando in rete, leggo spesso commenti e lamentele riguardo al fatto che non esistano film per bambini con personaggi gay che sfociano in veri e propri appelli alla Disney: vogliamo storie d'amore gay!
Beh, storie d'amore tra protagonisti gay effettivamente non ne abbiamo mai viste, e benché negli USA le unioni tra persone dello stesso sesso siano ormai un legalissimo dato di fatto, dubito che vedremo un film d'animazione con protagonisti omosessuali, almeno nell'immediato futuro. 
Eppure, guardando tra le righe, prestando la massima attenzione ai dettagli e scavando un po' a fondo, credo che un film che affronti molto (ma molto) velatamente il tema dell'omosessualità e della discriminazione in balse alle inclinazioni (anche sessuali) dei "diversi" esista già;
Non è un creatura Disney, ma della  "rivale" Dreamworks:  Shark Tale del 2004.
Per onestà intellettuale, premetto che amo la Dreamworsks tanto quando la Disney, benché i due studi cinematografici abbiano un approccio alla realtà completamente diverso, quasi agli antipodi. Prossimamente mi soffermerò proprio tra le differenze tra questi due adorabili giganti del cinema d'animazione, ma ora torniamo al nocciolo della questione. 
Uno dei protagonisti del film, Lenny è uno squalo vegetariano, tematica affrontata già nel film Disney Alla ricerca di Nemo del 2003, ma in modo completamente differente; nel film Disney infatti, gli squali vegetariani ci vengono proposti come degli obiettori di coscienza, che hanno creato un vero e proprio gruppo di sostegno, molto simile agli alcolisti anonimi, il cui motto è: "I pesci sono amici, non cibo". Il gruppo di sostegno pare sottolineare quanto la scelta degli squali sia nobile ma molto difficile da sostenere, infatti appena lo squalo Bruto sente l'odore del sangue della pesciolina Dori, perde totalmente il controllo e parte all'attacco, in preda ad una vera e propria crisi d'astinenza.
In Shark Tale invece, lo squalo Lenny non  diventa vegetariano per una scelta di vita, anzi lui vorrebbe essere "normale" per far felice suo padre, che è nientemeno che "il Padrino" del Reef (vi sono espliciti riferimenti al film il Padrino di Francis Ford Coppola, 1972).
Lenny sin dalle prime inquadrature è palesemente ed estremamente diverso, anche solo per il suo modo di muoversi ed esprimersi, sempre molto gentile, quasi "effeminato"; inoltre Lenny odia profondamente anche solo l'odore del pesce, non riesce proprio a mandarlo giù, e se la cosa per un semplice squalo può essere un problema, per il figlio del padrino è un vero e proprio dramma!
E così Don Lino, nel vano tentativo di rendere suo figlio "normale", lo affida alle cure del fratello Frankie, un vero e proprio pesciotto con gli attributi, che ha il compito di rendere Lenny un "vero squalo".
Ma le cose non vanno come previsto, anzi, la tragedia è dietro l'angolo: Frankie vuole costringere Lenny a mangiare il pesciolono Oscar, e quando Lenny disobbedisce, Frankie si lancia all'attacco per mostrare al fratellino come si comporta uno squalo, finendo per perdere la vita in un tragico incidente.
Disperato, Lenny scappa di casa alla ricerca di Oscar, che intanto si è preso il merito della morte di Frankie, venendo così soprannominato  Scannasqauli, protettore del Reef
Lenny inizia così una nuova vita assieme al nuovo amico Oscar, al quale sente di raccontare tutta la verità, il suo dramma:
"Nel caso non te ne fossi accorto io sono diverso dagli altri squali..."
"Diverso in cosa?"
 "Rideresti!"
"No, non riderò, hai la mia parola."
"Va bene, te lo dico, io sono vegetariano!" 
- Attimo di pausa in cui Oscar non può fare a meno di ridere sotto ai baffi -
"Tutto qui?"
"Come sarebbe tutto qui? sei il primo pesce al quale lo confido! Sono stanco di dovermi tenere questo segreto! E poi c'è mio padre, lui non mi accetterà mai per quello che sono: che cosa c'è che non va in me?"
"Non c'è niente che non va in te..."
Beh, direi che il dialogo tra i due protagonisti sembra un vero e proprio coming out, ma non è tutto: per essere sicuro di non essere mai ritrovato dal padre, Lenny, con la complicità di Oscar, simula la sua morte, e assume una nuova identità, quella di Sebastian, il delfino smacchia balene;  Shark Tale è quindi il primo film d'animazione in cui uno dei due protagonisti è un travestito.
Quando la pesciolina Angie viene rapita, Oscar ha bisogno dell'aiuto di Lenny per liberarla, ma con che faccia Lenny potrebbe ora presentarsi al padre in quello stato? 
"Non posso entrare lì e dire : ehi ciao papi, guarda, sono un delfino!"
Infatti le cose prendono una pessima piega: nonostante la recita, Don Lino riconosce il figlio.
"Lenny sei tu? sei vivo? credevo di averti perso...Ma che ti sei messo?"
"Ciao Papi..."
"Hai voglia di scherzare? Mi vuoi prendere in giro forse? Ti sei bevuto il cervello? Hai idea di che significa questo? Te la fai con lui che ha ucciso Franky, il sangue del tuo sangue! Non ti devi mai mettere contro la famiglia!"
A questo punto, interviene Oscar, nel tentativo di far ragionare il "Don":
"Ehi Don Lino, non è colpa sua, è una faccenda tra te e me"
"Ma io a te che trinchia ti ho fatto? Prima mi ammazzi Franky e adesso mi trasformi Lenny in un delfino? Sei un pesciotto morto!"
Dopo una rocambolesca fuga ed una sequenza di esilaranti scene d'azione, finalmente padre e figlio si affrontano faccia a faccia, per un chiarimento:
"Perché sei scappato?"
"Perché hai sempre voluto che diventassi come Franky: io tanto non sarò mai lo squalo che tu speri."
Ed ecco il risolutivo intervento di Oscar, che tocca il cuore del Don:
"Scusate, mi fate capire qual'è il problema? A tuo figlio piacciono le alghe: e allora? Ha per amico un pesce: e allora? Gli piace anche travestirsi da delfino, va bene : e allora? Tutti quanti gli vogliono bene per quello che è: perché tu no?"
Ovviamente il lieto fine è d'obbligo, e il padrino si ravvede:
"Su appinnami! Ti voglio bene Lenny, non mi importa quello che mangi o quello che ti metti!"
Lino non si limita ad accettare il figlio, ma lo accoglie, e stipula un vero e proprio patto di pace con tutti i nuovi amici di Lenny: la famiglia è riunita,  gli squali sono amici dei pesci e tutti vissero felici e contenti: per usare il gergo da "Pesciotto"Branchie sciolte!

venerdì 12 agosto 2016

Into the Woods: come rovinare 4 fiabe in un colpo solo!

In alto, i protagonisti del film.


Ho recentemente visto per la prima volta il musical targato Disney Into the Woodsera uno dei film che avrei voluto vedere al cinema, ma col senno di poi, sono felice di aver risparmiato i soldi del biglietto.
Il film non è per niente innovativo: torna il solito messaggio, ormai trito e ritrito, che punta a smontare il vero amore, dato che i sentimenti ormai vengono visti come ostacolo per l'emancipazione femminile.
Pare che ormai la direzione presa da tutti i registi sia: smontiamo i sogni d'amore, facciamo passare il messaggio che il vero amore non esiste, che troverai solo corna e delusioni e chi fa da se fa per tre: ma che tristezza! 
E non dite che lo fate per "mettete in guardia le ragazzine", perché ci sono fiabe come Cappuccetto Rosso che hanno proprio lo scopo di mettere in guardia dai falsi amici (e falsi amori).
Il problema è che molti non comprendono l'importanza e il significato profondo della fiaba tradizionale: ho notato, con immenso piacere ed un pizzico d'orgoglio, che il post più cliccato da voi lettori sia La vera morale del brutto anatroccolo; le fiabe sono spesso di difficile interpretazione, hanno lo scopo di farci riflettere, di farci andare oltre il semplice fatto raccontato per scoprire una cosa che ormai abbiamo tutti messo da parte: la morale.
Into the Woods prova a dare una morale nella canzone finale, ma lancia un messaggio molto confuso e incoerente, per non parlare dei numerosi buchi narrativi che la trama presenta, e gli interrogativi rimasti irrisolti.
Proviamo ad analizzare tutto con calma: dopo una serie di canzonette, il film inizia e tutti i protagonisti partono per raggiungere il loro scopo attraversando il bosco: i  protagonisti principali sono un fornaio e sua moglie, che non possono avere figli a causa della maledizione che la Strega della porta accanto lanciò anni prima allo snaturato padre del fornaio; la strega rivela al fornaio di aver rapito la sua sorellina, ma a lui non può fregare di meno, pensa solo ad accontentare la moglie e a far annullare la maledizione, pur di poter procreare: dovranno portare alla Strega una mucca bianca come il latte, capelli biondi come il grano, un cappuccio rosso come il sangue e una scarpetta pura come l'oro: ed ecco che il fornaio e la moglie si incontrano e si scontrano con i protagonisti delle 4 famose fiabe: Jack e il fagiolo magico, Raperonzolo, Cappuccetto Rosso e Cenerentola.
 Ed ecco qui il primo buco narrativo: scopriamo sin dalle prime scene che Rapunzel è la sorellina del fornaio, ma nessuno scoprirà mai questo segreto, quindi la famiglia non si riunirà. Tuttavia,  la storia di Raperonzolo è l'unica a non essere "violentata", dato che lei e il suo principe nel bel mezzo del film  scompaiono, lasciandoci almeno la speranza che i due possano vivere "per sempre felici e contenti".
A tutti gli altri, le cose vanno molto peggio: Cappuccetto Rosso non trova più la madre né la nonna (non che si sia fatta sanguinare i piedi pur di trovarle, ma va bene, tralasciamo questo dettaglio); la madre di Jack muore per una semplice spinta (modo più deficiente di morire non si poteva trovare);  la moglie del fornaio muore, ma prima ha il tempo di farsi una tresca col principe di Cenerentola, che come sempre è la più sfigata di tutti: dopo esser fuggita per 3 notti di fila, si decide a lasciare la scarpetta in modo che il destino possa compiersi, e viene anche vendicata dagli amici uccellini, che accecano le sorellastre; ecco, qui mi partono una serie di domande a raffica: perché poi solo le sorellastre e non anche la matrigna? infondo le due erano già state punite dalla madre, che aveva mozzato inutilmente i piedi per permettere loro di calzare la scarpetta, quindi a ben vedere di essere accecata meritava più la matrigna che le figlie. E poi, volendo essere un po' cattivelli: cari uccellini, dato che siete qui in veste di "punitori", non potevate muovere le vostre "alucce sante" un po' prima? 
In ogni modo, Cenerentola, sempre grazie agli uccellini canterini, viene a sapere del tradimento del principe e lo molla, sapete per far cosa? le pulizie al fornaio, che si ritrova vedovo, col proprio figlio da crescere e due nuovi pargoli a carico, Jack e Cappuccetto Rosso, la quale non si prende nemmeno la briga di accertarsi che madre e nonna siano effettivamente morte, ma si lancia a capofitto in questa nuova famiglia "rattoppata". Certo, se almeno il fornaio si fosse riunito a sua sorella, sposata col principe, avrebbero potuto almeno vivere da nababbi, ma come ho già detto, Rapunzel e il suo principe si volatilizzano a metà film, probabilmente hanno lasciato il regno, per andar dove non si sa. 
Altro mistero, la morte della Strega che prima sembra aver inspiegabilmente perso i suoi poteri, e poi si liquefà in una pozza di catrame, dove affogherà la gigantessa scesa a vendicare il marito ucciso da Jack: no dico, sono l'unica a cogliere il totale nonsense della trama?

mercoledì 29 giugno 2016

Goodbye Big Man




Caro PIEDONE...
Lo so che ti chiami Carlo, ma da quando son nata, in famiglia ti abbiamo sempre chiamato così: per noi non eri Bud, perché i film con Terence Hill sono stupendi, ma per me e i miei cari sei sempre stato e resterai sempre Piedone.
 Tempo fa lessi una tua intervista, in cui dicevi che il tuo ultimo piatto di spaghetti lo avresti mangiato Gesù...Beh, se vuoi ti posso consigliare un'ottima cuoca, che faceva un sugo eccezionale, il più buono che abbaia mai mangiato: la riconoscerai subito perché sarà di sicuro insieme ad un signore distino con i baffetti che appena le farai i complimenti per la sua cucina ti dirà sorridendo: "eh, sono stato io ad insegnarle a fare il sugo, prima di conoscermi lo allungava con l'acqua!"; ti volevano bene e sono sicura che ti inviteranno a mangiare con loro volentieri. 
Ti consideravamo uno di famiglia, e quando abbiamo saputo che avevi lasciato questo mondo ci siamo sentiti tutti un po' più soli: personalmente, mi son sentita come se avessi perso di nuovo mio nonno, e molti altri hanno avuto una sensazione simile: a qualcuno hai ricordato il papà, ad altri il nonno o un caro zio, ad altri ancora hai semplicemente ricordato i bei momenti trascorsi in famiglia, la prima volta al cinema o quando tutta la famiglia si riuniva davanti alla TV.
Per me eri una figura paterna, quel papà che non ho mai avuto accanto e che sarebbe di sicuro andato d'amore e d'accordo col mio fantastico nonno.
Sarai sempre nei nostri cuori, e scusa se ti sembro banale, ma infondo i sentimenti sono così, semplici, genuini, tanto che spesso si danno per scontati, quando invece sono la nostra unica, vera ricchezza.
So che la tua ultima parola è stata GRAZIE.
Permettimi di dire GRAZIE A TE, per le risate, i ricordi, l'affetto che sei riuscito a trasmetterci al punto da identificarti con uno di famiglia. 
Sei lo zio di tutti noi, e sarai sempre nei nostri cuori.
Sempre.


venerdì 13 maggio 2016

Batman: The Killing Joke - Sarà vietato ai minori il film d'animazione ispirato alla graphic novel di Alan Moore

In alto, un'immagine tratta dalla Graphic Novel Batman: The Killing Joke.
In basso, una sequenza del film con Batman e il Joker.


Ottime notizie per i fan del Cavaliere Oscuro: la Warner Bros. / DC ha finalmente deciso di trasporre su pellicola uno dei capolavori di Alan Moore, una cruda graphic novel che vede come protagonista indiscusso il Joker, e le torture che lo psicopatico criminale si divertirà ad infierire a Batgirl; una trama particolarmente tetra, molto criticata per la durezza delle immagini e del tema trattato (stupro e tortura).
Dopo aver annunciato la data d'uscita del nuovo film d'animazione Batman: The Killing Joke, che sarà proiettato in anteprima il  26 luglio, durante il Comic-on international di San Diego, la Warner Bros. / DC  ha  annunciato che, per la crudezza delle immagini e gli argomenti trattati, il film sarà vietato ai minori di 17 anni non accompagnati, quindi classificato come Rating R.
Tratto dalla  graphic-novel di culto del 1988, scritta da Alan Moore e illustrato da Brian Bolland, il film Batman: The Killing Joke sarà diretto da Sam Liu, mentre a prestare le voci ai protagonisti saranno Kevin Conroy (Batman) e Mark Hamill (Joker), già doppiatori della storica serie TV degli anni 90 Batman: The Animated Series, di Justice League e una serie di videogiochi tra cui Batman: Arkham Knight ; inoltre nel cast ci saranno Ray Wise (Commissario Gordon), e Tara Strong (Barbara Gordon/Batgirl).
Il film si discosterà  dal fumetto originale per vari aspetti: innanzitutto verrà aggiunto un prologo originale di 15 minuti su Barbara Gordon, in cui si spiegano molte cose sulla storia di Batgirl, prima che venga catturata e torturata dal Joker, che le fa del male solo per il gusto di dimostrare come chiunque, nelle giuste condizioni, possa trasformarsi in un folle.
Il prologo avrà il compito di introdurre i neofiti e quelli che non hanno letto la leggendaria Graphic Novel di orientarsi nell'intricata trama, aggiungendo però particolari che possano accattivare anche i fan di vecchia data, che stavano aspettando da 20 anni l'uscita di questo film.
Questo sarà in assoluto il primo film "vietato ai minori" nei nove anni di storia dei film d'animazione originali Warner Bros. / DC.

venerdì 6 maggio 2016

Quando l'animazione 3D è priva di "spessore"...


In alto un immagine del film in 3d Capitan Harlock.
In basso la locandina del film i Cavalieri dello Zodiaco- la leggenda del grande tempio.




In alto, un immagine del film Snoopy & friends.
In basso, una sequenza della nuova serie animata dei Peanuts "vecchio stile".

Guardando gli ultimi film in 3D basati sui personaggi di anime e comics che abbiamo amato nella nostra infanzia, la prima cosa che salta agli occhi è il fatto che, a dispetto della tridimensionalità, trama e personaggi risultino piatti e paradossalmente privi di spessore.
La rabbia nel vedere così storpiati i personaggi con cui suiamo cresciuti è tale che verrebbe voglia di gridare: "Basta con i remake dei miti della nostra infanzia in 3D!"
Certo, non si deve generalizzare: non è detto che una migliore tecnologia di per sé vanifichi la trama e l'intreccio, anzi, sono sempre stata la prima a schierarmi con le innovazioni, purché la tecnologia sia a servizio della trama, e non l'attrattiva principale, o in alcuni casi, la sola.
Vorrei soffermarmi su 3 film in particolare: i Cavalieri dello Zodiaco- la leggenda del grande tempio, Capitan Harlock e poi  Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts; tutti e tre quasi completamente privi di trama,  con personaggi per nulla simili agli originali nelle fattezze fisiche e privi di qualsiasi spessore psicologico: insomma, le storie lasciavano a dir poco a desiderare.
Di quelli nominati, Capitan Harlcok è stato quello che mi ha deluso maggiormente: la trama è senza senso: Emeraldas non è mai esistita e non si è mai sposata con Tochiro, Mayu non è mai nata (anche se nel fumetto originale la bambina non c'è, ma è comunque un personaggio importante della saga, a cui si sono affezionati molti fan). La vera protagonista sembra essere Yuki, trasformata in una sciacquetta in perizoma che fa capriole sotto la doccia, l'unica ad avere il dono della parola, mentre quello che doveva essere il vero protagonista è assente per metà film, e quando finalmente appare è un estraneo, non ha nulla dell'Harlock che conosco.
Per non parlare della nibelunga Miime, uno strano personaggio in cui hanno  fuso la storica Mime dai capelli blu, la bionda Lamime del film L'Arcadia della mia giovinezza e Freja, la principessa dei Nibelunghi della saga dell'oro del Reno.
La trama prevedeva che se l'energia del motore si fosse esaurita sarebbero morti sia Miime che Harlock;. il Capitano in effetti muore, lasciando il posto al primo che passa e che aveva intenzione di ucciderlo per giunta; ma a parte questa discutibile scelta nel decretare il suo successore, che diventerà "il nuovo Capitan Harlock", non ci è dato sapere come mai Miime sia sopravvissuta "per continuare a servire la nave e il suo capitano": direi che  il nonsense della trama è evidente.
Altrettanto deludente il film i Cavalieri dello Zodiaco - la leggenda del grande tempio: i personaggi erano poco verosimili, completamente diversi dagli anime, hanno aggiunto sketch comici che stonano con l'anime originale: Pegasus è un sempliciotto, Sirio il Dragone sembra il classico secchione che viene sbeffeggiato dagli amici, insomma ogni cavaliere è ridotto alla parodia di sé stesso.
La scena peggiore è sicuramente quella nella Casa di Cancer, al Grande Tempio, in cui il più grande Villains di tutto l'anime si trasforma in un cantante di Musical, e il suo tempio, in cui le anime vengono tormentate e martoriate è ridotto ad una sorta di allegro coretto degno di un talent show. Semplicemente ridicolo.
Quanto a Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts, beh, a onor del vero, non si può dire che sia completamente privo di contenuto, anzi si cerca di dare una morale adatta ai bambini piccoli; il problema è che quelli che vediamo sullo schermo non sono i Peanuts: manca loro la verve, non sono per niente caratterizzati e non si comportano come un lettore dei fumetti di Charles M. Shultz si aspetta, cioè come degli "adulti in miniatura", con i loro problemi, le loro isterie quotidiane, le loro gioie e le loro amarezze.
 Per non parlare dei "voli pindarici" del cane Snoopy, dei suoi sogni ad occhi aperti che prendono vita eppure lasciano perplessi: nelle tavole di Shultz, si vedeva solo un cane sulla sua cuccia,  bastavano i monologhi del nostro bracchetto (che in realtà è un beagle): nel film Snoopy non pensa, non  ci rende partecipi dei suoi stati d'animo, non invia romanzi che iniziano tutti con la storica frase: "era una notte buia e tempestosa".
Umberto Eco nell'introduzione alla prima raccolta in italiano dei fumetti dei Peanuts, scrisse:
« Se poesia vuol dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta ».
Ebbene, i personaggi del film non hanno nessuna delle caratteristiche descritte da Eco.
Anche in questo caso, dunque, i personaggi sono ridotti alla parodia di sé stessi; non si può certo dare la colpa tout court alla tecnologia, ma è un dato di fatto che, almeno nei 3 casi qui citati, non vi è spessore oltre al 3D.
Ma per fortuna, pare che si stia facendo un passo indietro verso il caro vecchio stile 2d, già a partire da quest'anno: una nuova a serie dei  Peanuts partirà negli Stati Uniti il 9 maggio, sul canale Boomerang; il nuovo stile del disegno sostituirà la tecnologia 3d con una tecnica di disegno articolata, che ricorda lo stile dell'acquarello, in modo da accontentare i piccoli fans, ormai assuefatti ad un tipo di cartone animato "tondeggiante", ma senza sdegnare i vecchi fan di questa memorabile serie, che non hanno particolarmente amato il film in 3d Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts. La nuova serie cercherà di avvicinarsi allo stile del grande fumettista scomparso Charles M. Shultz, proponendo avventure completamente nuove.

sabato 16 aprile 2016

Il Libro della giungla: live action o animazione?



In alto la locandina del film live action  del 2016"il libro della giungla".
In basso, la locandina del classico di animazione del 1967

Negli ultimi anni, stiamo assistendo a vari remake dei classici Disney in versione  Live action, ossia con attori in carne ed ossa. 
Non si tratta di sequel come il visionario Alice in Wonderland del regista Tim Burton, né di prequel, come nello sfortunato caso di Maleficent (che sarà anche stato un campione d'incassi, ma, non mi stancherò mai di ripeterlo, è un film che fa acqua da tutte le parti).
Il problema di ogni live action è quello di restare fedele al classico da cui prende vita, ma contemporaneamente dare una ventata di innovazione alla storia, in modo da strizzare l'occhio ai fan del vecchio film e attirando nuovi "adepti", che magari non hanno mai visto il classico, e quindi non ancora fidelizzati.
In Cinderella, del 2015 ci sono state delle innovazioni, inserite scene non presenti nel classico del 1950, ma la storia è quella che è, quindi non dava spazio ad eccessive variazioni.
Nel libro della Giungla invece, il regista Jon Favreau ha potuto deliziarci non solo con delle inquadrature stupende e degli scenari surreali, ma ha potuto inserire nella storia alcune parti del romanzo originale di Joseph Rydyard Kipling, che nella prima versione erano state volutamente omesse.
Il classico Disney del 1967 infatti è un film volutamente molto leggero, divertente, una spassosa avventura a ritmo di Swing. I personaggi sono ben strutturati ma molto lontani dai racconti, in alcuni tratti un po' cruenti Kipling.
Il film di Favreau invece è una sorta di Trait d'union tra il romanzo originale e il classico d'animazione Disneyano; l'unica scena rimasta invariata è quella che vede Mowgli e l'orso Baloo lasciarsi trasportare dalla corrente del fiume, canticchiando il ritornello della canzone "lo stretto indispensabile".
Suggestiva anche la scena del rapimento delle scimmie e di re Loui, doppiato da un simpaticissimo Giancarlo Magalli, che canticchia un altro famosissimo motivetto del classico "Voglio esser come te".
Per tutto il resto, si tratta di un film completamente nuovo ma allo stesso tempo familiare: un live action che definirei perfetto, se non fosse per due particolari: l'eccessiva demonizzazione della figura della tigre Shere Khan, che appare più come un killer spietato e sanguinario, e il finale, un po' bislacco rispetto al resto del film. 
Mi aspettavo infatti un finale simile al classico del 1967, in cui Mowgli decide spontaneamente di lasciare la giungla per vivere con gli uomini e non perché costretto dalle minacce della tigre; ma a quanto pare il regista ha voluto lasciare sospesa la storia, chissà, forse in vista di un sequel del quale si sta già parlando, e che mi auguro non resti solo un progetto sulla carta.

venerdì 8 aprile 2016

Nel mondo Mecha di Go Nagai



In alto il grande Mangaka Go Nagai.


PREMESSA: io sono una fan sfegatata del maestro Go Nagai, che proprio in questi giorni si trova in Italia, per la gioia dei suoi numerosissimi fan. Questo post è VOLUTAMENTE IRONICO; essendo impossibile analizzare tutte le opere del maestro, mi soffermerò solo sui 4 Anime Mecha più famosi e amati: Mazinga Z (prima TV Giapponese 1972), Il Grande Mazinga, (1974) Goldrake (1975) e Jeeg Robot d'acciaio(1975).





In alto da sinistra il grande Mazinga(1974), Ufo Robot Goldrake(1975) e Mazinga Z(1972).
In basso il "testone" di Jeeg Robot (1975)nella sequenza del lancio dei componenti.



Da bambina adoravo i robot e gli anime mecha: i preferiti erano  Mazinga Z, Il Grande Mazinga e Goldrake, la grande trilogia di Go Nagai: mi bastava vedere un robot per esaltarmi, li amavo praticamente tutti, solo uno mi lasciava un po' perplessa: Jeeg robot d'acciaio
Immagino che ora mi odierete, ma non posso farci nulla: amavo la sigla, ma poi non riuscivo a seguire le puntate, infatti credo di non averlo visto fino alla fine, e negli anni ho completamente rimosso la trama. Per supplire a questa mancanza, giorni fa mi sono presa la briga di riguardare i primi episodi.
In pratica il protagonista è un tizio non particolarmente sveglio, se partiamo dal presupposto che impiega ben 25 anni per rendersi conto che è completamente invulnerabile; immagino la sua infanzia, con gli amichetti pieni di lividi, graffi e ginocchia sbucciate, mentre lui zero. Eppure non si è mai chiesto: "ma come mai io non mi faccio male?". Neanche il fatto di uscire completamente indenne da un incidente automobilistico mortale lo smuove più di tanto. 
Il nostro eroe Hiroschi Shiba dunque vive nella beata ignoranza e il mistero gli viene svelato solo dal padre...morto! Il compianto professor Shiba, vincitore del premio "genitore dell'anno" per aver sottoposto il figlio con 3 giorni di vita a pericolosi esperimenti, che lo hanno reso invulnerabile, aspetta di tirare le cuoia prima di rivelare al figlio il mistero della sua potenza,  inserendo il suo cervello in un computer: ah, complimenti anche alla mamma, che non solo ha permesso al marito di giocare con la vita del figlio, ma si incazza pure se qualcuno delicatamente le fa notare che il marito non era esattamente quello che si può definire "un padre esemplare".
Beh, andiamo avanti. Il beneamato padre, che continua a rompere i coglioni pure da morto avendo inserito i suoi ricordi in un computer, racconta al figlio del risorto Impero Yamatai e della perfida Regina Himika, per cui tutto il mondo è in pericolo e Jeeg Robot è l'unica speranza della terra e bla bla bla...  Ma voi credete che al nostro eroe, figlio di cotanto padre, interessi qualcosa del destino del mondo? Macché, Hiroschi se ne sbatte dell'umanità e pensa solo alla sua carriera di pilota; non ci arriva che una volta crepati tutti  gli esseri umani non ci sarà nessuno ad assistere alle sue gare o a gareggiare con lui. 
Comunque, alla fine ovviamente l'eroe compie il suo dovere, se pur controvoglia e grazie ad un bel paio di guantini e ad un ciondolo, quando Hiroschi stringe i pugni si trasforma in una CAPA TANTA...sono meridionale, scusate, intendevo dire in un'enorme testa, completamente inutile se non ci fosse la dolce Miwa lì pronta a lanciargli i componenti.
E qui sorge spontanea la domanda: come faceva la minuscola astronave di Miwa a contenere i componenti di un robot gigante? 
In ogni modo, escluso il robot d'acciaio, sono una fan sfegatata delle opere di Go Nagai, in particolare sono affezionata al personaggio di Koji Kabuto, un gran figo in tutte e tre le serie: protagonista di Mazinga Z ribelle, impulsivo, rissoso, polemico: insomma, il tipico quindicenne arrabbiato col mondo, che si ritrova, senza alcuna preparazione, a dover assolvere il compito di salvare la Terra dal terribile Dottor Hell (Inferno) e i suoi mostri meccanici. Pur essendo completamente impreparato, al contrario di Hiroschi, Koji accetta subito la sfida, anche se non fa i salti di gioia quando scopre che ad addestrarlo sarà "dispotica" Sayaka Yumi, pilota del robot Afrodite A. Ovviamente, tra un litigio e una rissa, fra i due adolescenti dalla testa calda scatta l'amore, che, si sa, non è bello se non è litigarello!
Nei due anime successivi, il personaggio di Koji riesce ad assumere spessore, pur avendo un ruolo marginale sia nel Grande Mazinga che in Goldrake
In Altlas Uo Robot - Goldrake in particolare, riesce a fare grandi cose, tenendo conto del fatto che nelle prime puntate gli fanno pilotare il TFO - (Test Flying Object) , meglio noto ai fan come "quel ridicolo disco volante giallo" ; eppure è riuscito più di una volta a salvare le chiappette metalliche di Goldrake (solo per citare 2 esempi, durante l'eclissi e nello scontro col mostro a energia solare).
Certo, per i fan nipponici di Koji è stato un brutto colpo vederlo passare dal mitico Mazinga Z al TFO, ma in Italia  la trilogia è stata mandata in onda  "alla rovescia":  nell'aprile del 1978 viene infatti trasmessa la prima puntata di Atlas Ufo Robot - Goldrake, nel 1979 appare Il grande Mazinga e solo nel 1980 va in onda per la prima volta Mazinga Z .
Tanto per confondere ancora di più le acque, in Goldrake, Koji, viene chiamato Alcor, mentre in Mazinga Z, serie di cui è il protagonista indiscusso, gli cambiano nome in Ryo.
Ma ora soffermiamoci brevemente sui due protagonisti di Mazinga: Koji Kabyto, pilota di Mazinga Z e Tetsuya Tsurugi, pilota del Grande Mazinga.
Tetsuya è un  personaggio meraviglioso, pieno di pregi, ma che ha purtroppo molto sofferto a causa della severità del professor Kenzo Kabuto, padre biologico di Koji e del piccolo Shiro, e adottivo di Tetsuya.
Pur non essendo per niente inferiore a Koji, anzi, mostrando di sicuro maggiore maturità e spirito di sacrificio, ha sempre avuto una sorta di complesso nei confronti del ragazzoi, probabilmente perché lo ritine un ragazzino fortunato, che è diventato il pilota di Mazinga Z solo perché nonno Juzo Kabuto lo ha costruito apposta per lui, mentre  Tetsuya  e la sua dolce metà Jun Hono, sono stati sottoposti ad un durissimo addestramento sin dalla più tenera età, per essere "degni" di pilotare rispettivamente Il grande Mazinga e Venus Alpha. La rivalità tra i due piloti arriverà al punto di mettere a rischio il destino dell'intero pianeta, poiché nelle ultime puntate del Grande Mazinga, Tetsuya pur di non accettare l'aiuto di Koji stava per far distruggere la terra.
Ma mi sto dilungando troppo, quindi saltiamo i due Mazinga (si tratta di due anime che ritengo praticamente perfetti, quindi è inutile dilungarsi e sciogliersi in bordo di giuggiole), e passiamo direttamente a Goldrake
Come saprete, una delle caratteristiche di Go Nagai è quella di dare una relativa importanza agli "intrighi amorosi", cosa che raramente accade nei Manga/Anime appartenenti al genere Shōnen.
Non ho potuto fare a meno di chiedermi come mai Sayaka, che appare al fianco di Koji nella battaglia finale del Grande Mazinga, in Goldrake è completamente assente, non viene neppure nominata, eppure Boss Robot compare ben 2 volte negli special.
Nell'episodio 47 per giunta, Koji prende una ignobile, inutile e inopportuna cotta per Venusia, innamorata di Actarus sin dalla prima puntata. L'infatuazione di Koji ha come unico scopo quello di sottolineare il rapporto di rivalità/amicizia che intercorre tra Koji e  Actarus (Duke Fleed).
L'infatuazione di Koji per Venusia è stata un duro colpo per i fan della coppia Koji/Sayaka, soprattutto considerando il fatto che tra Venusia e Sayaka  non c'è storia: Sayaka le è superiore sia in bellezza che caratterialmente. Solo, stando lontani per tanto tempo, è normale che un cumulo di testosterone e ormoni impazziti prenda una cotta per il primo paio di tettine che gli girano intorno, e qui spiegata anche la "simpatia" che successivamente Koji prova nei confronti di Maria, la sorella perduta e ritrovata di Duke. 
Venusia è una pupattola dolciastra, spudoratamente innamorata di Actarus ma totalmente inutile ai fini della trama; soltanto nella seconda parte dell'anime, in seguito ad una trasfusione di sangue, acquista un minimo di spessore. Evidentemente il sangue di Duke Fleed è una sorta di panacea di tutti i mali, e chi lo riceve diventa più forte, sia fisicamente che caratterialmente.
Il sangue degli abitanti della Stella Fleed a riesce a risvegliare l'istinto combattivo persino in una gatta morta come Venusia; ma non crediate che la pulzella inizi a combattere a bordo del Delfino Spaziale per salvare la Terra o la sua famiglia: lo fa solo per stare vicino al suo amato Actarus
Maria Grace Fleed, sorella quindicenne di Actarus, è esattamente l'opposto di Venusia: ribelle, a volte un po' incosciente ed impulsiva, solare e deliziosamente ingenua, dà una vera ventata di freschezza alla serie, che stava diventando un tantino monotona prima del suo arrivo.
Ovviamente tra Koji e Maria scatta subito un particolare feeling, fosse solo per il fatto che adorano correre in moto e nessuno dei due vole mai perdere. Ma Koji si è sempre frenato, anche davanti alle maliziose provocazioni della principessina di Fleed, per non urtare la sensibilità di Actarus che, diciamolo pure apertamente: si vestirà pure da figlio dei fiori, ma credo che avrebbe fatto a strisce chiunque avesse osato sfiorare, o peggio deflorare la sua amata sorellina. 
Ci sarebbe ancora molto da dire sulle opere di Nagai, soprattutto se si vogliono anche affrontare le serie più recenti come Mazinkaiser oppure Mazinga Z the Impact, che non sono sequel della trilogia, ma si collocano in una dimensione spazio temporale completamente differente; ma forse meglio fermarsi qui per questa volta, mi sto dilungando parecchio. 
Mi riprometto si scrivere presto recensioni dettagliate sulle singole serie, e soprattutto di dedicare un bel po' di spazio ad un anime che, pur non appartenendo al genere Mecha , credo possa definirsi un vero e proprio capolavoro del maestro Go Nagai: mi riferisco ovviamente a Devilman.