sabato 15 aprile 2017

...E vissero felici, brutti e contenti!



Disney e Dreamworks sono al momento i due migliori studios di animazione made in U.S.A. , e in quanto rivali si caratterizzano per due stili di narrazione totalmente differenti ma ugualmente efficaci: si potrebbe dire che lanciano messaggi simili ma partendo da punti di vista opposti.
Mi soffermerò prima o poi sulle differenze tra le due majors, sia dal punto di vista della forma che del contenuto del messaggio veicolato, ma per il momento vorrei soffermarmi sulla saga cinematografica che ha forse connotato e definito lo stile Dreamworks, graffiante ma allo stesso tempo commuovente: mi riferisco alla saga in verde, quella dell'orco Shrek.
Il primo capitolo della saga di Shrek ha fatto da apripista ai film d'animazione "politicamente scorretti"; viene finalmente abolita l'idea del cinema d'animazione rivolto esclusivamente ai bambini, anzi il target di riferimento è prevalentemente un pubblico di adolescenti e adulti, che ben conosce le fiabe tradizionali e quindi in possesso degli strumenti cognitivi che permettono di cogliere tutta l'ironia della parodia.
Sherk fu il primo film d’animazione completamente fuori dagli schemi, che propone un capovolgimento dei ruoli stabiliti dalle fiabe, in cui il protagonista non è un prode cavaliere, ma un orrido, putrescente e burbero orco, che un bel giorno trova la sua adorata e fetida palude invasa dai personaggi delle fiabe, perseguitati dal perfido Lord Farquaad; partito con la sola intenzione di riappropriarsi della sua palude e della sua privacy, l’Orco si ritrova a salvare la principessa Fiona, rinchiusa in una Torre sorvegliata da una tremenda Dragona, con l’aiuto non di un fiero destriero, ma di un Ciuchino parlante e petulante. Ma in questa fiaba sui generis niente è come sembra, neanche la principessa:
"Di notte in un modo, di giorno in un altroQuesta sarà la norma, finché non riceverai il primo bacio d’amore. Allora avrai dell’amore la forma."
Così, dopo una serie di mirabolanti dis-avventure e malintesi, alla fine la principessa si innamora dell’orco, trasformandosi lei stessa un’orchessa (la trasformazione è una vera e propria parodia de “la bella e la bestia” Disney).
E così , vissero tutti felici e contenti…anzi, felici, brutti e contenti! E mai dimenticare il messaggio più importante: gli orchi sono come le cipolle: hanno gli strati! Quindi non fermatevi mai alle apparenze, potrebbero ingannarvi.
Un tale successo di pubblico non poteva che avere un sequel, Shrek 2, che riesce a mantenere viva l'essenza del primo film, approfondendo gli aspetti della vita di coppia e il rapporto con la famiglia d'origine. 
Proprio quando sembra che la vita del nostro eroe/antieroe stia per prendere una bella piega, ecco che arrivano i primi problemi coniugali: la famiglia della principessa non è affatto contenta della sua trasformazione definitiva in orchessa, specialmente il re di Molto molto lontano la prende male, forse un po' troppo male. In realtà il re nasconde un terribile segreto: un tempo era un semplice Ranocchio, trasformato in principe dalla pozione per sempre felici e contenti” offertagli dalla Fata Madrina, che si rivelerà un'arrivista spietata e senza scrupoli: fu lei infatti la vera artefice della maledizione che colpì Fiona da bambina, e questo solo per dar modo a suo figlio, il principe Azzurro, di salvarla e diventare re.
Madre e figlio faranno di tutto per liberarsi dell’orco, persino assoldare il più temibile dei sicari: il Gatto con gli stivali. Ma il felino finirà col tradire i mandatari e si schiererà con l’orco, per aiutarlo a riprendersi la sua Fiona.
Fallito l'omicidio, la fata madrina ricorre all'inganno, offrendo a Shrek la pozione per sempre felici e contenti”, in grado di trasformare l’orco in un fusto dai capelli scuri e Ciuchino in uno splendido cavallo bianco, col crine al vento.
Ma la magia sarà definitiva solo quando avrà baciato la sua Fiona, in modo che entrambi possano vivere per sempre belli, felici e contenti. Azzurro ne approfitta e si spaccia per Shrek, cercando di baciare la principessa, che però non si lascia ingannare dal vanitoso e presuntuoso principe.
La mezzanotte sta per scoccare, Fiona e Shrek si sono ritrovati, basterebbe un bacio per rendere definitivo l’effetto della pozione “per sempre felici e contenti”. Ma a quel punto la principessa sceglie di restare un’orchessa e di vivere nella palude col suo amato, perché sono già felici e contenti, non serve ricorrere alla magia.
In Shrek terzo  il re, che ha ripreso definitivamente la sua forma di ranocchio, sta per morire, ma Shrek non se la sente proprio di diventare re; occorre quindi trovare un nuovo erede al trono, e nella linea di successione, subito dopo Fiona, c’è il giovane Artù. E così Shrek con le sue immancabili spalle Ciuchino e Gatto, parte alla ricerca del giovane, un pavido ragazzino vittima di bulluismo, per comunicagli che sta per diventare re. Intano Azzurro medita vendetta, e convince tutti i cattivi delle Fiabe a ribellarsi e impossessarsi del regno di Molto molto lontano, perché anche i cattivi hanno diritto al lieto fine.
Ma i guai sono appena cominciati : Fiona è incinta, e Shrek ha paura delle nuove responsabilità di padre; come se non bastasse, anche Artù, detto Artie si fa prendere dal panico, convinto di essere inadatto al ruolo di re.
Sarà uno stralunato Merlino ad aiutarli a guardarsi dentro ed affrontare le loro paure.
Al loro rientro nel regno di Molto Molto lontano scopriranno che  Azzurro ha preso il potere, fatto prigioniere Fiona, la regina e tutte le principesse delle fiabe ed è pronto ad uccidere Artù, ma Shrek interviene, ferendo i sentimenti del ragazzo pur di salvargli la vita, e offrendosi come prigioniero al suo posto.
Toccherà alle principesse stavolta salvare tutti anziché essere salvate: assistiamo qui alla prima vera scena femminista in un film d'animazione:  Biancaneve, Cenerentola, la bella addormentata bruciano i loro reggiseni, e aiutano Fiona a trovare Shrek,  combattendo per riconquistare il regno; alla fine però sarà Artie   a riportare la pace, convincendo i cattivi a fare marcia indietro, con uno splendido discorso degno di un re:
“Solo perché la gente ti tratta da malvagio, o da orco, o da sfigato, non vuol dire che tu lo sia: la cosa che importa di più è quello che pensi di te stesso. Se c’è qualcosa che davvero vuoi o qualcuno che davvero vuoi essere, allora l’unica persona che ti è di ostacolo sei tu!”
Il capitolo finale Shrek – e vissero felici e contenti chiude la saga in maniera strepitosa. Anche questo film comunica una splendida morale: spesso diamo per scontato ciò che abbiamo e non ci rendiamo conto che abbiamo tutto per essere felici.
Esasperato dalla vita coniugale, Shrek firma un contratto con  Tremotino: in cambio di un giorno della sua vita, il malvagio folletto gli permetterà di vivere un giorno da orco, come ai vecchi tempi, prima della famiglia. Ma il giorno che prende Tremotino è il giorno della nascita di Shrek, per cui Shrek non è mai nato,  Fiona non è mai stata salvata ed ha lasciato da sola la torre, diventando il capo degli orchi ribelli che si oppongono al tiranno Tremotino, autoproclamatosi re. Solo il bacio del vero amore può rompere il contratto, quindi Shrek dovrà fare di nuovo innamorare Fiona in meno di 24 ore. Ovviamente tutto andrà a finire bene: Shrek tornerà alla sua vecchia vita ed imparerà ad apprezzare le piccole gioie della quotidianità, che prima gli sembravano un peso.
Insomma, la morale è sempre la stessa, il bene trionfa, ma ci invita a guardare attentamente attraverso gli strati prima di definire cosa è bene e cosa è male; ma soprattutto  ricordate sempre: se gli orchi hanno gli strati come le cipolle, allora le fiabe sono come gli orchi: hanno gli strati!

domenica 9 aprile 2017

Orgoglio curvy e prova costume



fonte immagine
http://zelmarr.deviantart.com/art/Luscious-Polkadots-161037555

Ad aprile inoltrato, il tormentone della "prova costume" s'impenna: improvvisamente, tutti si ricordano di aver mangiato troppo durante le vacanze di Natale e a Carnevale, e iniziano il conto alla rovescia per perdere i chili in eccesso. Il picco massimo si raggiungerà dopo la mega- abbuffata  Pasquale, ma già adesso iniziano i primi mormorii.
Se non sono l'unica ad alzare gli occhi al cielo ogni volta che nel web leggo status di gente che si accorge improvvisamente di essere in sovrappeso, cliccate "divertente" o "interessante" alla fine del post, saprò di essere una di voi!
Personalmente, credo di aver scoperto il segreto per superare ogni anno senza trauma la prova costume: provate un costume, se non vi va... prendetelo una taglia più grande! facile no?
Scherzi a parte, so bene di non essere un fuscello, so di aver peccato durante le feste e so che non entrerò nel mio prendisole preferito quest'anno (ma c'è sempre l'anno prossimo).
Quelle come me un tempo venivano chiamate “maggiorate fisiche” o “pin up”;  oggi invece va di moda il termine Curvy : tradotto letteralmente significa “prosperosa”, caratteristica femminile che pare stia tornando di moda.
Avrete sicuramente sentito parlare di “Orgoglio Curvy” , una vera e propria esortazione non solo ad accettare, ma ad essere fiere del proprio corpo, se pur non esattamente filiforme.
Molti maligni sono convinti che questo atteggiamento di amore verso il proprio corpo sia solo una scusa per abbuffarsi, ingrassare, lasciarsi andare fino a sfociare nell’obesità e nei problemi di salute che essa comporta: mi pare ovvio che, un movimento nato per combattere il fenomeno dilagante dell’anoressia, non possa certo esortare a passare da uno stato di malessere all’ altro.
Altri ancora sostengono che chi proclama con fierezza il suo “orgoglio Curvy” intenda denigrare le normopeso, senza capire che essere felici di ciò che si è non implica sminuire il prossimo, e chi lo fa è soltanto un idiota complessato, che cerca di fare male agli altri nel tentativo di sentire meno il suo dolore e dimenticare i suoi difetti.
Forse sono "fuori posto" nello schema mediatico e sociale che ci viene imposto, eppure sono sempre riuscita a vivere una vita serena, pur avendo un giro vita un tantino più largo della media. Poi, sinceramente, non vedo tutta questa necessità di dimagrire ad ogni costo: si può ingrassare per una miriade di motivi, clinici e/o psicologici, e si può dimagrire come reazione ad un malessere interiore o iniziando la cura giusta, col proprio medico, ma lasciarsi ossessionare dell'imminente arrivo delle vacanze estive, la fretta di entrare in una determinata taglia entro giugno, l'ansia che si trasforma in ossessione per la "prova costume", resta per me un mistero della fragile mente umana.
Vorrei concludere con una citazione di Joanne Kathleen Rowling, l’autrice di Harry Potter :
 “Grassa di solito è il primo insulto che una ragazza rivolge a un’altra quando vuole ferirla; ricordavo di averlo visto succedere sia quando andavo a scuola sia tra le adolescenti. Così ho ricordato com’è strano e malsano l’insulto grassa. Voglio dire, grassa è davvero la cosa peggiore che possa essere una persona? Essere grassi è peggio che essere vendicativi, gelosi, superficiali, vanitosi, noiosi, o crudeli? No, per me no... ma del resto, che ne so io delle pressioni sociali sulla magrezza? (...) Si tratta di quello che le ragazze vogliono essere, di quello che suggeriscono loro di essere e di come si sentono per essere come sono. Ho due figlie che dovranno farsi strada in questo mondo ossessionato dalla magrezza e mi preoccupa, perché non voglio ci siano cloni emaciati con l’ossessione di se stesse e con la testa vuota. Vorrei ragazze indipendenti, interessanti, idealiste, gentili, caparbie, originali, divertenti. C’è un migliaio di cose, prima di magre”.






martedì 21 marzo 2017

Il supereroe all'Amatriciana che commuove e convince!

 In Basso Claudio Santamaria e Ileina Pastorelli in una sequenza del film.


Inizio questa recensione citando me stessa, una frase che scrissi nella mia analisi del film "Il ragazzo invisibile" , film che mi ha tremendamente deluso:

"Ho sempre pensato che il cinema italiano, per superare la crisi in cui è piombato negli ultimi venti (diciamo anche trenta) anni dovrebbe compiere un "innovativo passo indietro": in altre parole, penso che dovremmo riscoprire le nostre radici e puntare sul nostro cinema, sul nostro vissuto, leggero ma anche drammatico"...

Beh, a quanto pare la mia "richiesta" è stata esaudita.
Lo chiamavano Jeeg Robot è il primo vero supereroe all'italiana, anzi all'Amatriciana, strettamente legato al nostro vissuto, con una trama plausibile, forse non perfetta in ogni punto ma in grado di farci immergere completamente nell'atmosfera, di farci respirare realtà e fantasia insieme in un connubio potente ma allo stesso tempo delicato e commuovente.
Un ragazzo "nato ai bordi di periferia", perdonate la citazione (Eros Ramazzotti - Adesso tu) , anzi ancor più in là, nella borgata di Tor Bella Monaca, legato alla piccola criminalità locale, durante una rocambolesca fuga cade letteralmente in un bidone di rifiuti tossici/radioattivi, e come vuole la tradizione del genere supereroico, invece di morire, dopo una notte di spasmi acquista una forza sovrumana.
Ovviamente il primo pensiero del ragazzo è quello di usare i suoi nuovi poteri per scassinare un bancomat prima e un furgone portavalori poi, ma la sua vita cambia improvvisamente grazie all'intervento di una stralunata, dolce e meravigliosamente fragile figura femminile, Alessia, figlia di un suo vicino di casa ricettatore, Sergio, che lo coinvolge in un "colpo sicuro". 
Ma questo genere di colpi si sa, non sono mai sicuri; tutto si conclude in un bagno di sangue, da cui esce illeso solo il nostro "eroe" Enzo Ceccotti, ribattezzato da Alessia Hiroshi Shiba, colui che può diventare Jeeg.
La ragazza, con evidenti problemi psichici dovuti a forti traumi, si è chiusa completamente nel mondo dell' anime Jeeg Robot d'acciaio, mondo da cui Enzo inizialmente vorrebbe rimanere fuori, ma il legame che stringerà con Alessia lo cambierà nel profondo.
Momenti di rude violenza si alternano a scene di immensa tenerezza, come quando Enzo aziona con la forza delle sue braccia la ruota panoramica di un parco giochi, per far "volare" la dolce Alessia, di cui il nostro eroe, ovviamente, si innamora.
Ma in una storia di supereroi che si rispetti non può mancare il folle supercattivo, Fabio Cannizzaro detto "lo Zingaro", un ex "vip" con la passione per Anna Oxa e Loredana Berté, che scopre e alla fine riesce ad ottenere gli stessi poteri di Enzo.
Purtroppo, ogni eroe nasce dalla sofferenza, che per Enzo è rappresentata dalla perdita di Alessia, scena che mi ha fatto letteralmente uscire dai gangheri: sei a due passi dai bidoni contenenti le sostanze che ti hanno dato i poteri, che ti costa provare a immergere la ragazza prima che muoia, al massimo sarebbe morta lo stesso! In ogni modo, si tratta di una perdita funzionale che permette all'eroe di emergere e trasforma definitivamente Enzo Ceccotti in Hiroshi Shiba. Non  caso, con le sue ultime parole Alessia invita Enzo a proteggere la gente e salvare il mondo, pronunciando con l'ultimo fiato che aveva in corpo la frase : "tu che puoi diventare Jeeg".
Enzo era infatti un "supereroe in gabbia", metafora trasposta simbolicamente dall'immagine del palloncino che prova a librarsi nell'aria ma resta bloccato dal soffitto trasparente del centro commerciale, e che vedremo salire alto nel cielo in una delle ultime sequenze, quando Enzo/ Hiroschi  compie il suo primo atto eroico, salvando una bambina da un auto in fiamme.
Il film termina con lo scontro tra il supereroe e il supercattivo e la scontata vittoria dell'eroe, creduto morto da tutti, cosa infondo vera: Enzo Ceccotti è morto, ed è nato Hiroshi Shiba, che indossa il passamontagna fatto ai ferri da Alessia che ha, ovviamente, le sembianze di Jeeg Robot.


lunedì 13 febbraio 2017

Il filo rosso del destino: The last - Naruto the Movie




 In alto la locandina del film.
In basso una scena con Naruto e Hinata


Attenzione: il film non è ancora stato tradotto in Italiano e non è uscito nelle sale cinematografiche italiane - può contenere SPOILER

Stavolta ho deciso di parlarvi di una storia d'amore che mi ha appassionato molto, quella tra due personaggi del Manga di Masashi Kishimoto, Naruto.
il manga, e il rispettivo anime, appartengono alla categoria shōnen ( letteralmente "ragazzo") indirizzato a un pubblico maschile, generalmente dall'età scolare alla maggiore età, che dunque predilige storia in cui regna sovrana l'azione, esaltando l'amicizia e mettendo in secondo piano le vicende amorose, che sono presenti più che altro come momenti comici, in cui il protagonista fa qualche gaffes con la bella di turno e si predilige l'aspetto superficiale al romanticismo, com'è anche giusto che sia in questo tipo di manga/anime.
Tuttavia, sin dalla prima stagione, i fan della saga si sono molto affezionati ai personaggi femminili, scatenando un vero e proprio dibattito su quale sarebbe diventata, alla fine della storia, la fidanzata del protagonista Naruto Uzumaki.
Le "candidate" al ruolo di fidanzata dell'eroe son sempre state due: Sakura Haruno, la ragazza dai capelli color fiore di ciliegio (come ricorda il suo nome, che significa appunto ciliegio), e la bruna Hinata Hyuga dagli occhi argentati, dovuti ad un potere, il Byakugan, ereditado dal clan di appartenenza, di cui è  niente meno che la "principessa".
Alla fine del manga, vediamo il nostro eroe Naruto Uzumaki realizzare il suo sogno, diventare Hokage, e cioè capo del villaggio delle Foglia, Konoha, e mettere su famiglia con una delle due ragazze sopra nominate. La scelta cadrà, ovviamente su Hinata, che amava il nostro eroe sin dall'inizio della storia; dico ovviamente perché Sakura non ha mai dimostrato nei confronti del nostro eroe altro che amicizia, mentre il suo cure è sempre appartenuto al migliore amico nonché antagonista dell'eroe, Sasuke Uchiha.
Il film The Last – Naruto the moviediversamente dagli altri film sull’eroe di Konoha, fa ufficialmente parte della saga di Naruto, collocandosi tra gli ultimi due capitoli del manga, narrandoci le vicende che hanno portato a questo amore, per alcuni inaspettato, per altri sospirato.
La pellicola, molto delicata ma al tempo stesso piena di azione, ha ricevuto accuse di "fanservice", in quanto troppo “sdolcinato” e creato ad hoc per far accontentare i fan della coppia Naruto- Hinata, per spiegare come sia nato questo amore “dal nulla”.
In realtà, le cose non stanno esattamente così: chi sa seguito il manga o l'anime sin dall'inizio ed ha compreso lo stile di Masashi Kishimoto , aveva già compreso da tempo le intenzioni dell'autore e immaginato il finale.
Basta soffermarsi attentamente su quelle che possono sembrare delle piccole sfumature per fare assumere al film un senso diverso e comprendere i veri sentimenti di Naruto, che potevano essere già intuiti sin dalla prima serie, ad esempio quando Naruto fa un solenne giuramento sul sangue di Hinata, colpita gravemente dal suo stesso cugino Neji Hytga, e che trovano l’apice nella serie Naruto Shippuden, quando Konoha viene attaccata dal misterioso Pain ,mietendo numerose vittime tra cui il maestro Kakashi Hatake ed il maestro rospo Fukasako, entrambi molto cari a Naruto. Nonostante la rabbia e il dolore il nostro eroe riesce a mantenersi lucido, eppure perde completamente il controllo quando  Pain colpisce Hinata, scatenando il demone Kyuubi che ha dentro sé sin dalla nascita.
Questo fu solo il primo forte segnale rivelatore dei sentimenti che il ragazzo in realtà già covava dentro di sé, magari a livello inconscio, e che culmina col combattimento e la tecnica combinata usata durante la quarta guerra ninja. Tenendo conto di tutti questi elementi già presenti nel manga, la storia narrata nella pellicola risulta coerente con tutta la saga,  e dunque  è molto più di un semplice “fan service” per accontentare i fan della principessa del Byakugan .
The Last  emoziona, coinvolge, appassiona; come nelle altre opere di Kishimoto nulla è lasciato al caso, ogni avvenimento, dal più drammatico al più leggero è strettamente funzionale ai fini della trama e dell’evoluzione dei personaggi, in primis il protagonista, ma anche coprotagonisti come Shikamaru o la stessa  Hinata.
La cosa più coinvolgente dal punto di vista emotivo, è la sciarpa rossa confezionata da Hinata, che vorrebbe dichiarare il suo amore, ma non trova il coraggio. La sciarpa è un chiaro riferimento alla leggenda giapponese  Akai Ito – Il Filo Rosso del Destino: secondo la tradizione, ogni persona porta, sin dalla nascita, un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra che lo lega in modo indissolubile alla propria anima gemella. 
E sarà proprio grazie a questa sciarpa che Naruto inizierà a vedere le cose in modo diverso e a comprendere  sentimenti che covava nel suo cuore, ma di cui non era ancora pienamente consapevole. In che modo? Beh, dovrete guardare il film, non posso svelarvi tutto!
Per concludere, in questo film  Masashi Kishimoto, che ha scritto il soggetto originale ed assunto il ruolo di character designer e di supervisore generale alle animazioni, ha voluto ribadire un messaggio ben preciso, che dà senso all’intera opera: Il perdono è necessario per la pace, e a volte bisogna perdonare anche chi non lo merita per un fine più grande, e cioè proteggere le future generazioni.

martedì 17 gennaio 2017

Il piccolo principe ci ricorda di "non dimenticare"...




In alto la bambina e l'aviatore.
In basso, il piccolo principe e la sua rosa




Benché sia considerato un racconto per l'infanzia, ho sempre pensato che il piccolo principe non fosse un libro adatto ai bambini: io stessa l'ho letto per la prima volta ormai grandicella, praticamente in età puberale, eppure non riuscii a cogliere subito la straordinaria bellezza di quelle parole: la verità è che mi rendeva triste l'idea di questo bambino piccino, su un pianeta minuscolo alla continua ricerca di un amico.
Ovviamente la bellezza e la profondità delle frasi di Antoine de Saint-Exupéry mi rimasero impresse nell'anima, ma consideravo il libro più una raccolta di aforismi che un vero e proprio racconto.
La verità è che il piccolo principe non è una storia per bambini, ma un racconto per grandi che vogliono ritrovare il loro bambino interiore.
Ed è proprio quello che cerca di ricordarci il film del 2015 diretto da Mark Osborne; protagonista del film infatti, non è il piccolo principe, ma una bambina a cui il mondo degli adulti tenta di strappare via l'infanzia. 
Per colpa della madre apprensiva, stacanovista e anaffettiva, la piccola protagonista a soli 9 anni è già un'adulta in miniatura: la sua vita è stata attentamente programmata nei minimi dettagli dalla genitrice, c'è un giorno, ora, minuto e secondo per tutto, tranne che per giocare e per sognare.
A salvare la nostra piccola eroina sarà un vecchio aviatore folle, che le farà conoscere la storia del piccolo principe e l'aiuterà a comprendere quanto sia importante essere bambini.
"Il problema non è diventare grandi, ma dimenticare".
Gli adulti hanno dimenticato la poesia e i sogni dell'infanzia, hanno dimenticato che l'essenziale è invisibile agli occhi.
Nelle sequenze finali del film, a metà tra sogno e realtà, la nostra protagonista ritrova il piccolo principe adulto, triste, incastrato in una vita frenetica che non ama perché ha dimenticato tutto: l'aviatore, il serpente, la volpe, la rosa.
Gli adulti di questa realtà da incubo, ossia l'uomo d'affari, l'uomo vanitoso, il re e tutti gli altri hanno un concetto di ciò che è essenziale completamente distorto, e cercheranno di piegare la piccola, trasformandola con la forza in un'adulta a loro immagine e somiglianza; proveranno a farle dimenticare tutto ciò che ha faticosamente imparato per farla diventare una di loro, farla sentire una fallita, senza speranza.
Ma ovviamente in un film del genere il lieto fine e d'obbligo, e la bambina, a bordo dell'aereo dell'aviatore ed aiutata da una volpe di pezza riuscirà non solo a salvare sé stessa, ma anche il piccolo Principe, liberando le stelle tenute in cattività dall'avido uomo d'affari, e aiutando il principe a ritrovare la sua rosa, comprendendo finalmente il significato della frase: non si vede bene che con il cuore.
Il titolo del film è forse fuorviante, poiché Il piccolo principe non è il protagonista della storia, è solo un mezzo, il simbolo scelto dal regista per ricordarci che, anche da adulti, non bisogna dimenticare ciò che da piccoli ci rendeva felici, ciò che è davvero importante, ciò che ci rende vivi.
Chi ha già letto qualche mio post ormai sa che sono una causa persa, una fan della speranza che guarda sempre in fondo al vaso di Pandora per trovare la forza di sopportare il mondo che la circonda: il film di Osborne dà a tutti una lente, anzi un cannocchiale per vedere meglio le stelle, e trovare quella speranza che non dobbiamo mai smettere di far ardere nel nostro cuore.
Va bene diventare adulti, ma non bisogna mai dimenticare di vedere le cose con gli occhi di un bambino, gli unici occhi in grado di cogliere ciò che è essenziale.

sabato 17 dicembre 2016

Buone feste!



immagine creata su www.pizap.com
con personaggi tratti dal film Disney 
Canto di Natale di Topolino (Mickey's Christmas Carol)


Cari amici,

Avrete notato la mia assenza dal blog (almeno spero!).
Ho avuto una serie di problemi personali, e sono stata costretta anche a chiudere momentaneamente il profilo g+.
Non vi tedierò con i dettagli, volevo solo cogliere l'occasione per augurarvi buone feste!
Il blog sarà di nuovo attivo dopo il 20 dicembre, fervono i preparativi per nuovi post. 
Un saluto affettuoso a tutti voi!

martedì 15 novembre 2016

i Medici: la miglior fiction targata RAI degli ultimi decenni

In alto, il cast della prima stagione de "I Medici".


Nonostante la riluttanza iniziale di alcuni spettatori, perplessi soprattutto dai continui Flaschback e da un tipo di recitazione ben lontana da quella a cui la fiction italiana si era abituata negli ultimi anni, la prima stagione de I Medici ha avuto ottimi ascolti da parte di diversi target di pubblico, raggiungendo ben 23 milioni di Italiani.
La serie è certamente il miglior prodotto targato Rai fiction degli ultimi anni, e a chi ha storto il naso per la recitazione algida di Richard Madden, rispondo solo che di sicuro il vero Cosimo de' Medici non si sarà rivoltato nella tomba, come avrà certamente fatto la povera Elisabetta di Baviera per l'interpretazione della Capodondi (per non parlare dell'unica e vera Sissi cinematografica Romy Schneider, perfetta sia per fattezze fisiche che per interpretazione).
Le fotografia e la ricostruzione della Firenze rinascimentale non ha alcuna pecca, la somiglianza fisica tra attore e personaggio storico a volte lascia a desiderare, ma l'ambientazione è quella giusta, il passaggio da vicoli malfamati, in cui la gente si bacia tranquillamente mezza nuda per strada hanno spiazzato i ben pensanti, ma la verità è che i nobili e i benestanti dell'epoca amavano frequentare i borghi e bordelli, abbandonare le buone maniere, dar sfogo ai loro istinti per poi tornare, come niente fosse nei quartieri da bene, ben vestiti e dimenticando presto dove avevano passato la notte prima, proprio come fece nella prima puntata il giovane Cosimo de Medici mentre era a Roma con padre e fratello. 
Ovviamente non ci è dato sapere se Cosimo ha davvero incontrato Donatello in un bordello nudo con un altro ragazzo, né che fosse davvero innamorato della lavandaia interpretata da Miriam Leone prima di sposare Contessina de Bardi; diciamo che tutto questo rientra nella sfera del plausibile, che la fiction permette di realizzare.
In troppi hanno storto il naso per le inesattezze storiche, e a costoro vorrei ricordare che questa è una semplice Fiction, e non una Docu-ficiton o un Documentario, e che tra le due cose corre la stessa differenza che c'è tra romanzo storico e romanzo storiografico (o più semplicemente Storiografia).
Documentario e Storiografia devono attenersi strettamente ai fatti, magari proponendo qualche aneddoto non accertato, ma di sicuro sempre attinente all'evento storico narrato. La fiction televisiva così come il romanzo storico invece, non devono per forza riportare i fatti così come sono avvenuti ma renderli avvincenti, avvinghiare ed appassionare lo spettatore/lettore allo schermo televisivo o alle pagine del libro, romanzando la vera storia, rendendola più avvincente o a tratti piccanti.
La scena in cui Contessina de'Medici fa il suo ingresso nella Signoria sul suo bianco destriero, che con i suoi zoccoli spalanca con la forza le porte della struttura, chiedendo e ottenendo l'esilio per il marito anziché la morte è stata sicuramente molto romanzata, ma a livello scenico è forse una delle più belle sequenze mai realizzate in una fiction.
La scena più scioccante per chi si aspettava una devota affinità storica, è stata l'omicidio degli uomini della famiglia Albizi, che nella realtà sono morti "tranquillamente" in esilio e non assassinati da mercenari al soldo di Cosimo come vediamo nella sesta puntata; la scena non è veritiera, ma visivamente è impeccabile, soprattutto perché mentre padre e figlio Albizi trapassano, Cosimo de Medici si trova nella cattedrale, col Sommo Pontefice che esalta le sue doti umane e morali, con la frase perentoria: "Cosimo de'Medici ha scelto la strada più lunga e difficile" .
Questa scena mi ha ricordato molto la sequenza de "il Padrino", di Francis Ford Coppola, in cui Michael Corleone, durante il battesimo del nipotino fa ammazzare tutti i suoi nemici, ed alla domanda del prete: "Michaele Corleone, rinunci tu a Satana?" , ad ogni: "Rinuncio!" pronunciato da Al Pacino vediamo un suo sicario uccidere a sangue freddo uno o più nemici. Scena e citazione visivamente e psicologicamente superba.
Confesso che però la morte di Lorenzo il Vecchio ha spiazzato anche me, dato che Lorenzo aveva moglie e figli quando è morto; una scelta che credo si possa spiegare solo con la mancata disponibilità da parte dell' attore Stuart Martin. Probabilmente suppliranno a questa "imperfezione storica" facendo saltar fuori figli o matrimoni segreti del defunto Lorenzo, o semplicemente ci si concentrerà esclusivamente sulle vicende strettamente legare a Cosimo e ai suoi discendenti, dato che sua nuora Lucrezia ha annunciato proprio durante i funerali di essere incinta, e che hanno intenzione di chiamare il loro primogenito Lorenzo, come il "defunto" zio.
Confermo dunque il giudizio "frettoloso" dato dopo aver visto solo le prime due puntate: i Medici è una serie che non delude e che merita di essere seguita. Attenderò le successive stagioni con ansia.