domenica 5 novembre 2017

Guilty Reader Book Tag

Salve a tutti!
Ho una proposta da fare a tutti voi che mi seguite da tempo: per una volta vorrei che foste voi a dire la vostra, e siccome amo i libri vorrei proporvi un'iniziativa molto in voga su You Tube: Il #GuiltyReaderBookTag , cioè 10 semplici domande sui libri. Ovviamente parteciperò anche io, e se l'iniziativa avrà un minimo di successo, vi proporrò altre domande simili, ma sul cinema.
Vi piace come idea?
Iniziamo!



Hai mai riciclato un libro come regalo? - Riciclato no, l'ho portato al mercatino dell'usato perché non solo non mi era piaciuto, ma la persona che me lo aveva regalato mi ha fatto del male e sentivo il bisogno di recidere ogni legame...
Hai mai detto 
di aver letto un libro quando invece non l’avevi letto? Si mi è capitato quando ero più piccola...ma poi per senso di colpa, dopo l'ho letto per davvero!
Hai mai preso in prestito un libro senza poi più ridarlo indietro? Solo una volta per vendetta! Anche perché ho provato a restituirlo, ma la diretta interessata mi ha bloccato dai social e si è resa irreperibile, quindi...
Hai mai saltato una parte di un libro o un intero capitolo? Assolutamente no, al massimo se considero il libro intollerabile interrompo la lettura definitivamente.
Hai mai letto una serie non in ordine di pubblicazione? Assolutamente no, l'ordine cronologico prima di tutto!
Hai mai spoilerato un libro? Mai intenzionalmente.
Fai le orecchie alle pagine? Assolutamente no! se trovate orecchiette ad un mio libro significa che lo sto odiando (e comunque lo tratterei bene sperando di venderlo al mercatino!)
Hai mai detto a qualcuno che non possiedi un libro quando in realtà ce l’hai in libreria? Mai, sono sincera e dico apertamente: mi spiace ma non te lo presto!
Hai mai detto a qualcuno di non aver mai letto un libro quando in realtà l’hai letto? No, mi pisce troppo parlare dei libri che ho letto!
Hai mai parlato male di un libro che in realtà ti è piaciuto? Mai, sono sempre assolutamente sincera!

martedì 31 ottobre 2017

La leggenda di Jack o’ Lantern


In alto la zucca intagliata simbolo di Jack o’ lantern.
In basso l'originale rapa di Halloween,  una antica Jack-o'-lantern al Museum of Country life (Foto da Wikipedia)

Secondo la leggenda una notte l'irlandese Jack, un fabbro astuto, avaro e ubriacone, una sera al pub incontrò il diavolo. Astutamente, Jack gli chiese di trasformarsi in una moneta promettendogli la sua anima in cambio di un'ultima bevuta. Mise poi rapidamente il diavolo nel suo borsello, accanto ad una croce d'argento, in modo che il demonio non potesse ritrasformarsi. Per farsi liberare il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò andare. Dieci anni più tardi, il diavolo si presentò nuovamente e questa volta Jack lo ingannò nuovamente: gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Per impedirgli di scendere dal ramo, Jack incise una croce sul tronco e così i due giunsero ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita dissoluta Jack commise così tanti peccati che, quando morì, fu rifiutato dal Paradiso e quando si presentò all'Inferno, venne scacciato dal diavolo che gli ricordò il patto, ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. Quando Jack si lamentò per il freddo e il buio, il diavolo gli tirò un tizzone ardente, che Jack posizionò all'interno di una rapa che aveva con sé. Cominciò da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi. Da allora Jack vaga con il suo lumino, in attesa del giorno del Giudizio; da qui il nome "Jack-o'-lantern", ossia Jack e la sua Lanterna.

Da dove proviene dunque l'usanza della zucca intagliata? Molto semplice: nel 1845 in seguito alla carestia, molti irlandesi partirono per le Americhe, portando con sé la leggenda di Jack o’ lantern, ma siccome nel nuovo mondo era difficile procurarsi delle rape, decisero di sostituirle con le zucche.Da allora, la zucca intagliata con la faccia del vecchio fabbro con all'interno un lumino è diventato il simbolo più famoso di Halloween.

domenica 29 ottobre 2017

Felice notte di Ognissanti!

Buona sera! Tutti pronti alla visita del "Grande Cocomero"?The Great Pumpkin - letteralmente "la grande Zucca", trasformatasi in cocomero per un'errata traduzione dei Peanuts, arriverà a breve che ci crediate o no, legato ad una tradizione che stiamo facendo sempre più nostra anche in Italia. Certo, ad essere precisi una festività simile in Italia c'è e cade il 30 novembre, prometto che ne riparleremo!
Intanto, per cominciare...quanti di voi sanno che la grande Zucca era in origine una rapa? per saperne di più aspettate il 31, vi pubblicherò qui la vera storia di Jack-o'-lantern e vi spiegherò per quale sortilegio questa rapa si è trasformata in una Zucca.
Nel frattempo per gustarci al meglio il clima di questi giorni, vi ricordo il link della mia fiaba Fuliggine e il segreto della notte di Ognissanti che troverete divisa in puntate su questo blog o in un unico link su Wattpad .
Grazie a tutti e buona lettura!





giovedì 7 settembre 2017

Arriva Gatta Cenerentola!


Tutti conosciamo la celebre fiaba di Charles Perrault, Cenerentola (di cui esiste anche una versione dei fratelli Grimm). Ma forse non tutti sanno che esiste una versione partenopea della celebre fiaba, scritta da Giambattista Basile: la Gatta Cenerentola.
Inclusa nella raccolta di Basile Lo cunto de li cunti (1636) La Gatta Cenerentola fa parte delle fiabe della tradizione popolare, tramandate di generazione in generazione, di cui esistono innumerevoli versioni, con numerose varianti; La versione originale di Basile contiene numerosi particolari che Walt Disney riprese nel famoso classico d’animazione del 1950, ma anche delle parti molto cruenti, come l’omicidio della matrigna da parte dell’eroina.
Il film è stato presentato alla mostra del cinema di Venezia, ed è stato osannato dalla critica. Una bella soddisfazione per i produttori Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, lo stesso team  che per la Mad Entertainment aveva già realizzato “L’Arte della Felicità”, sempre ambientato a Napoli.
La Gatta Cenerentola vive su una vecchia e fatiscente nave da crociera nel malfamato porto di Napoli,  in un futuro non troppo lontano; il film narra la storia di una ragazza non solo oppressa da matrigna e sorellastre, ma contesa sia dal Capo della Polizia che dal boss del porto, noto come O’ Re.
Le sorellastre aprono un bordello nella nave che apparteneva a suo padre, un armatore assassinato da O’ Re, con la complicità della perfida matrigna;  O’Re diventa così il padrone del bordello, e Cenerentola vive alla sua mercé.
Questa Cenerentola è molto diversa dalla remissiva ragazza disneyana che vive di sogni e speranze: è una gatta arruffata, arrabbiata col mondo, che cova un fortissimo senso di vendetta; la vita le ha riservato solo ingiustizie e angherie, vive in un mondo oppresso dalla violenza in cui vige la legge del più forte, in cui ingiustizia, illegalità, ambiguità, rivalità e avidità sono all’ordine del giorno, e dove o’ Re e i suoi scagnozzi vessano il popolo.
Un senso di rabbia e impotenza si impossessa della ragazza, che vive solo per vendicarsi. Ma per fortuna al mondo non esistono solo brutture e prepotenza: esiste l’amore, l’unica via d’uscita.
La notte del ballo la salverà, non tanto dai suoi aguzzini, ma da sé stessa e dall’odio che covava dentro sé, che la stava distruggendo. La scoperta dell’amore per il capo da polizia libererà la sua anima, e le darà la forza di iniziare una nuova vita.
La magia della fiaba si mescola al noir e alla fantascienza, in cui drammi vecchi di mille anni si mescolano con ologrammi ed altre tecnologie futuristiche. Una fiaba moderna e piena di eccessi in cui il matrimonio perde il suo valore, diventando solo un mezzo per  migliorare la propria posizione sociale  e l’amore lascia il posto all’interesse.
Questa stupenda fiaba Dark uscirà nelle sale italiane il 14 settembre 2017. Che dire, aspetteremo con ansia di vedere questa piccola perla della Mad Entertainment, una casa di produzione che ha tutte le carte in tavola per essere una degna rivale delle Mayors Europee ed Americane.

martedì 30 maggio 2017

La guerra delle Formiche:"A Bug's Life - Megaminimondo" e "Z la formica" a confronto







Disney e Dreamworks hanno sempre avuto un approccio alla realtà completamente diverso: soprattutto ai suoi esordi, la Dreamworks aveva una visione della vita molto più cinica, senza fronzoli e senza edulcoranti. Shrek è stato un film rivoluzionario da questo punto di vista, poiché grazie alla sua satira dissacrante e irriverente ha creato un nuovo stile, riuscendo ad ironizzare sui temi classici della fiaba in modo fresco e non perentorio: niente prediche per capirci!
Prima di Shrek, i toni della Dreamworks erano molto più cupi, tenebrosi, preferendo una denuncia sociale esplicita al velo ironico della parodia.
Da questo punto di vista, Z la Formica è emblematico: non ho amato molto questo film proprio per i toni cupi, contrapposti nettamente al colore, vitalità e allegria che sprizza sempre dai film Disney- Pixar: la versione Disneyana della vita nel formicaio è rappresentato da   A Bug's life - Megaminimondo, film molto profondo, in cui la trama non è concentrata esclusivamente sul tema della ribellione degli oppressi contro i prevaricatori: si parla  anche di sentimenti, amicizia, di eroi per caso, della serie "Eroi non si nasce, ti incastrano!"
Z la formica è un film esplicitamente politico, in cui si scontrano due categorie sociali ben delineate: i soldati che combattono i nemici e danno ordini ai sottoposti, mentre le operaie obbediscono e scavano tunnel. A causa di una serie di strani eventi, il nostro eroe Z si ritrova al centro di una vera e propria rivolta del  sistema operai-soldati: si tratta di una vera e propria rivoluzione dal basso in un sistema strutturato; la situazione di partenza in A Bug's life 
è completamente diversa: troviamo un formicaio unito e abitudinario, in cui non c'è posto per individualisti e innovatori, che è costretto a combattere degli invasori esterni, le Cavallette: non si tratta di rivoluzionare l'intero sistema sociale, ma di comprendere che il cambiamento è possibile e positivo, specialmente se ci si rende conto che le formiche sono più numerose delle cavallette.
In Z  invece si parla esclusivamente della rivoluzione compiuta dalle formiche operaie, che si scagliano finalmente contro i capi oppressori per poi concludersi nel tradizionale lieto fine tipico della  fiaba russa, analizzato da Propp nella sua Morfologia della fiaba, in cui l'eroe squattrinato sposa la principessa e si ritrova re. Potremo definirlo un film "socialista", che ha il compito di creare nei più piccoli una coscienza sociale, puntando molto sulla consapevolezza di sé che l'individuo può e deve raggiungere.
Anche in A Bug's life troviamo contenuti simili,  ma senza espliciti riferimenti politici, poiché gli oppressori "Vengono, mangiano, se ne vanno"; le Cavallette non rappresentano la struttura del potere, ma la sua aberrazione, un membro esterno alla comunità che con la prepotenza costringe la colonia a pagare un tributo: più che oppressori sociali sembrano dei mafiosi, o dei bulli, se vogliamo vederla con gli occhi di un dodicenne. La formica Flik lascia la colonia in cerca di eroi che possano combattere le cavallette al loro posto, dando vita ad una serie di gag giocate sui malintesi. Convinto di aver ingaggiato gli insetti più tosti e coraggiosi del mondo, Scoprirà troppo tardi di aver portato al villaggio i membri di un circo, degli artisti di strada, dei clown. Alla fine però i "buffoni" ritenuti dal mondo solo dei buoni a nulla riescono a salvare il popolo delle formiche, decidendo di aiutarle quando invece avrebbero potuto scappare. Ma grazie ad una serie di colpi di scena, alla fine la colonia si rende conto che non occorrono dei salvatori esterni, possono difendersi da sole poiché l'unione fa la forza, e le formiche, se vogliono, possono essere più forti delle cavallette.
Anche se entrambi i film parlano di oppressi che si ribellano, i toni sono completamente diversi: Z è forse troppo serio e cupo, ci sono scene "forti", come quella in cui Z recupera la testa di un soldato, che se pur staccata dal corpo può ancora parlare e dire una frase stoica al nostro eroe: "Non fare l'errore che ho fatto io ragazzo. Non fare tutto quello che ti dicono, pensa con la tua testa". Se la scena non fosse drammatica, il fatto che una frase del genere venga detto da uno che ha letteralmente perso la testa potrebbe far sorridere.
Preferisco i toni più leggeri, ironici e scanzonati di A Bug's life
in cui si affrontato tematiche simili e alla portata di tutti, dove unione e amicizia sono più importanti del singolo individuo e della sua auto-affermazione.
E poi non dobbiamo dimenticare che in A Bug's life non c'è solo la morale ricavata dalla consapevolezza di sé che raggiungono le formiche, anzi forse i personaggi migliori sono proprio gli "eroi per caso", che scoprono di avere delle doti inimmaginabili: in particolare tra loro spicca il grosso bruco Heimlich il cui motto, quando le cose vanno male è : "Un giorno le cose andranno meglio, quando diventerò una splendida farfalla": beh, ovviamente alla fine del film la trasformazione avviene, ma non è quella che tutti immaginavamo: resta identico a com'era prima, solo ha un paio di minuscole ali, che non gli consentono nemmeno di sollevarsi in volo, dato il suo peso, senza l'aiuto dei suoi amici.  La verità è che Heimlich non aveva bisogno di diventare bellissimo: era perfetto così com'era: simpatico, adorabile e pronto ad aiutare i suoi amici. Non aveva bisogno di cambiare, di trasformarsi, aveva già tutto quello che gli occorreva per essere felice, in primis i suoi amici, senza il sostegno dei quali nella scena finale non avrebbe potuto "librarsi in volo".
Questa morale, degna de "Il brutto anatroccolo" è dal mio punto di vista la più bella di tutto il film: per quanto mi riguarda, nella guerra delle formiche non c'è storia: A bug's life batte nettamente Z la Formica! Questa partita l'ha vinta la Disney Pixar.

sabato 15 aprile 2017

...E vissero felici, brutti e contenti!



Disney e Dreamworks sono al momento i due migliori studios di animazione made in U.S.A. , e in quanto rivali si caratterizzano per due stili di narrazione totalmente differenti ma ugualmente efficaci: si potrebbe dire che lanciano messaggi simili ma partendo da punti di vista opposti.
Mi soffermerò prima o poi sulle differenze tra le due majors, sia dal punto di vista della forma che del contenuto del messaggio veicolato, ma per il momento vorrei soffermarmi sulla saga cinematografica che ha forse connotato e definito lo stile Dreamworks, graffiante ma allo stesso tempo commuovente: mi riferisco alla saga in verde, quella dell'orco Shrek.
Il primo capitolo della saga di Shrek ha fatto da apripista ai film d'animazione "politicamente scorretti"; viene finalmente abolita l'idea del cinema d'animazione rivolto esclusivamente ai bambini, anzi il target di riferimento è prevalentemente un pubblico di adolescenti e adulti, che ben conosce le fiabe tradizionali e quindi in possesso degli strumenti cognitivi che permettono di cogliere tutta l'ironia della parodia.
Sherk fu il primo film d’animazione completamente fuori dagli schemi, che propone un capovolgimento dei ruoli stabiliti dalle fiabe, in cui il protagonista non è un prode cavaliere, ma un orrido, putrescente e burbero orco, che un bel giorno trova la sua adorata e fetida palude invasa dai personaggi delle fiabe, perseguitati dal perfido Lord Farquaad; partito con la sola intenzione di riappropriarsi della sua palude e della sua privacy, l’Orco si ritrova a salvare la principessa Fiona, rinchiusa in una Torre sorvegliata da una tremenda Dragona, con l’aiuto non di un fiero destriero, ma di un Ciuchino parlante e petulante. Ma in questa fiaba sui generis niente è come sembra, neanche la principessa:
"Di notte in un modo, di giorno in un altroQuesta sarà la norma, finché non riceverai il primo bacio d’amore. Allora avrai dell’amore la forma."
Così, dopo una serie di mirabolanti dis-avventure e malintesi, alla fine la principessa si innamora dell’orco, trasformandosi lei stessa un’orchessa (la trasformazione è una vera e propria parodia de “la bella e la bestia” Disney).
E così , vissero tutti felici e contenti…anzi, felici, brutti e contenti! E mai dimenticare il messaggio più importante: gli orchi sono come le cipolle: hanno gli strati! Quindi non fermatevi mai alle apparenze, potrebbero ingannarvi.
Un tale successo di pubblico non poteva che avere un sequel, Shrek 2, che riesce a mantenere viva l'essenza del primo film, approfondendo gli aspetti della vita di coppia e il rapporto con la famiglia d'origine. 
Proprio quando sembra che la vita del nostro eroe/antieroe stia per prendere una bella piega, ecco che arrivano i primi problemi coniugali: la famiglia della principessa non è affatto contenta della sua trasformazione definitiva in orchessa, specialmente il re di Molto molto lontano la prende male, forse un po' troppo male. In realtà il re nasconde un terribile segreto: un tempo era un semplice Ranocchio, trasformato in principe dalla pozione per sempre felici e contenti” offertagli dalla Fata Madrina, che si rivelerà un'arrivista spietata e senza scrupoli: fu lei infatti la vera artefice della maledizione che colpì Fiona da bambina, e questo solo per dar modo a suo figlio, il principe Azzurro, di salvarla e diventare re.
Madre e figlio faranno di tutto per liberarsi dell’orco, persino assoldare il più temibile dei sicari: il Gatto con gli stivali. Ma il felino finirà col tradire i mandatari e si schiererà con l’orco, per aiutarlo a riprendersi la sua Fiona.
Fallito l'omicidio, la fata madrina ricorre all'inganno, offrendo a Shrek la pozione per sempre felici e contenti”, in grado di trasformare l’orco in un fusto dai capelli scuri e Ciuchino in uno splendido cavallo bianco, col crine al vento.
Ma la magia sarà definitiva solo quando avrà baciato la sua Fiona, in modo che entrambi possano vivere per sempre belli, felici e contenti. Azzurro ne approfitta e si spaccia per Shrek, cercando di baciare la principessa, che però non si lascia ingannare dal vanitoso e presuntuoso principe.
La mezzanotte sta per scoccare, Fiona e Shrek si sono ritrovati, basterebbe un bacio per rendere definitivo l’effetto della pozione “per sempre felici e contenti”. Ma a quel punto la principessa sceglie di restare un’orchessa e di vivere nella palude col suo amato, perché sono già felici e contenti, non serve ricorrere alla magia.
In Shrek terzo  il re, che ha ripreso definitivamente la sua forma di ranocchio, sta per morire, ma Shrek non se la sente proprio di diventare re; occorre quindi trovare un nuovo erede al trono, e nella linea di successione, subito dopo Fiona, c’è il giovane Artù. E così Shrek con le sue immancabili spalle Ciuchino e Gatto, parte alla ricerca del giovane, un pavido ragazzino vittima di bulluismo, per comunicagli che sta per diventare re. Intano Azzurro medita vendetta, e convince tutti i cattivi delle Fiabe a ribellarsi e impossessarsi del regno di Molto molto lontano, perché anche i cattivi hanno diritto al lieto fine.
Ma i guai sono appena cominciati : Fiona è incinta, e Shrek ha paura delle nuove responsabilità di padre; come se non bastasse, anche Artù, detto Artie si fa prendere dal panico, convinto di essere inadatto al ruolo di re.
Sarà uno stralunato Merlino ad aiutarli a guardarsi dentro ed affrontare le loro paure.
Al loro rientro nel regno di Molto Molto lontano scopriranno che  Azzurro ha preso il potere, fatto prigioniere Fiona, la regina e tutte le principesse delle fiabe ed è pronto ad uccidere Artù, ma Shrek interviene, ferendo i sentimenti del ragazzo pur di salvargli la vita, e offrendosi come prigioniero al suo posto.
Toccherà alle principesse stavolta salvare tutti anziché essere salvate: assistiamo qui alla prima vera scena femminista in un film d'animazione:  Biancaneve, Cenerentola, la bella addormentata bruciano i loro reggiseni, e aiutano Fiona a trovare Shrek,  combattendo per riconquistare il regno; alla fine però sarà Artie   a riportare la pace, convincendo i cattivi a fare marcia indietro, con uno splendido discorso degno di un re:
“Solo perché la gente ti tratta da malvagio, o da orco, o da sfigato, non vuol dire che tu lo sia: la cosa che importa di più è quello che pensi di te stesso. Se c’è qualcosa che davvero vuoi o qualcuno che davvero vuoi essere, allora l’unica persona che ti è di ostacolo sei tu!”
Il capitolo finale Shrek – e vissero felici e contenti chiude la saga in maniera strepitosa. Anche questo film comunica una splendida morale: spesso diamo per scontato ciò che abbiamo e non ci rendiamo conto che abbiamo tutto per essere felici.
Esasperato dalla vita coniugale, Shrek firma un contratto con  Tremotino: in cambio di un giorno della sua vita, il malvagio folletto gli permetterà di vivere un giorno da orco, come ai vecchi tempi, prima della famiglia. Ma il giorno che prende Tremotino è il giorno della nascita di Shrek, per cui Shrek non è mai nato,  Fiona non è mai stata salvata ed ha lasciato da sola la torre, diventando il capo degli orchi ribelli che si oppongono al tiranno Tremotino, autoproclamatosi re. Solo il bacio del vero amore può rompere il contratto, quindi Shrek dovrà fare di nuovo innamorare Fiona in meno di 24 ore. Ovviamente tutto andrà a finire bene: Shrek tornerà alla sua vecchia vita ed imparerà ad apprezzare le piccole gioie della quotidianità, che prima gli sembravano un peso.
Insomma, la morale è sempre la stessa, il bene trionfa, ma ci invita a guardare attentamente attraverso gli strati prima di definire cosa è bene e cosa è male; ma soprattutto  ricordate sempre: se gli orchi hanno gli strati come le cipolle, allora le fiabe sono come gli orchi: hanno gli strati!

domenica 9 aprile 2017

Orgoglio curvy e prova costume



fonte immagine
http://zelmarr.deviantart.com/art/Luscious-Polkadots-161037555

Ad aprile inoltrato, il tormentone della "prova costume" s'impenna: improvvisamente, tutti si ricordano di aver mangiato troppo durante le vacanze di Natale e a Carnevale, e iniziano il conto alla rovescia per perdere i chili in eccesso. Il picco massimo si raggiungerà dopo la mega- abbuffata  Pasquale, ma già adesso iniziano i primi mormorii.
Se non sono l'unica ad alzare gli occhi al cielo ogni volta che nel web leggo status di gente che si accorge improvvisamente di essere in sovrappeso, cliccate "divertente" o "interessante" alla fine del post, saprò di essere una di voi!
Personalmente, credo di aver scoperto il segreto per superare ogni anno senza trauma la prova costume: provate un costume, se non vi va... prendetelo una taglia più grande! facile no?
Scherzi a parte, so bene di non essere un fuscello, so di aver peccato durante le feste e so che non entrerò nel mio prendisole preferito quest'anno (ma c'è sempre l'anno prossimo).
Quelle come me un tempo venivano chiamate “maggiorate fisiche” o “pin up”;  oggi invece va di moda il termine Curvy : tradotto letteralmente significa “prosperosa”, caratteristica femminile che pare stia tornando di moda.
Avrete sicuramente sentito parlare di “Orgoglio Curvy” , una vera e propria esortazione non solo ad accettare, ma ad essere fiere del proprio corpo, se pur non esattamente filiforme.
Molti maligni sono convinti che questo atteggiamento di amore verso il proprio corpo sia solo una scusa per abbuffarsi, ingrassare, lasciarsi andare fino a sfociare nell’obesità e nei problemi di salute che essa comporta: mi pare ovvio che, un movimento nato per combattere il fenomeno dilagante dell’anoressia, non possa certo esortare a passare da uno stato di malessere all’ altro.
Altri ancora sostengono che chi proclama con fierezza il suo “orgoglio Curvy” intenda denigrare le normopeso, senza capire che essere felici di ciò che si è non implica sminuire il prossimo, e chi lo fa è soltanto un idiota complessato, che cerca di fare male agli altri nel tentativo di sentire meno il suo dolore e dimenticare i suoi difetti.
Forse sono "fuori posto" nello schema mediatico e sociale che ci viene imposto, eppure sono sempre riuscita a vivere una vita serena, pur avendo un giro vita un tantino più largo della media. Poi, sinceramente, non vedo tutta questa necessità di dimagrire ad ogni costo: si può ingrassare per una miriade di motivi, clinici e/o psicologici, e si può dimagrire come reazione ad un malessere interiore o iniziando la cura giusta, col proprio medico, ma lasciarsi ossessionare dell'imminente arrivo delle vacanze estive, la fretta di entrare in una determinata taglia entro giugno, l'ansia che si trasforma in ossessione per la "prova costume", resta per me un mistero della fragile mente umana.
Vorrei concludere con una citazione di Joanne Kathleen Rowling, l’autrice di Harry Potter :
 “Grassa di solito è il primo insulto che una ragazza rivolge a un’altra quando vuole ferirla; ricordavo di averlo visto succedere sia quando andavo a scuola sia tra le adolescenti. Così ho ricordato com’è strano e malsano l’insulto grassa. Voglio dire, grassa è davvero la cosa peggiore che possa essere una persona? Essere grassi è peggio che essere vendicativi, gelosi, superficiali, vanitosi, noiosi, o crudeli? No, per me no... ma del resto, che ne so io delle pressioni sociali sulla magrezza? (...) Si tratta di quello che le ragazze vogliono essere, di quello che suggeriscono loro di essere e di come si sentono per essere come sono. Ho due figlie che dovranno farsi strada in questo mondo ossessionato dalla magrezza e mi preoccupa, perché non voglio ci siano cloni emaciati con l’ossessione di se stesse e con la testa vuota. Vorrei ragazze indipendenti, interessanti, idealiste, gentili, caparbie, originali, divertenti. C’è un migliaio di cose, prima di magre”.






martedì 21 marzo 2017

Il supereroe all'Amatriciana che commuove e convince!

 In Basso Claudio Santamaria e Ileina Pastorelli in una sequenza del film.


Inizio questa recensione citando me stessa, una frase che scrissi nella mia analisi del film "Il ragazzo invisibile" , film che mi ha tremendamente deluso:

"Ho sempre pensato che il cinema italiano, per superare la crisi in cui è piombato negli ultimi venti (diciamo anche trenta) anni dovrebbe compiere un "innovativo passo indietro": in altre parole, penso che dovremmo riscoprire le nostre radici e puntare sul nostro cinema, sul nostro vissuto, leggero ma anche drammatico"...

Beh, a quanto pare la mia "richiesta" è stata esaudita.
Lo chiamavano Jeeg Robot è il primo vero supereroe all'italiana, anzi all'Amatriciana, strettamente legato al nostro vissuto, con una trama plausibile, forse non perfetta in ogni punto ma in grado di farci immergere completamente nell'atmosfera, di farci respirare realtà e fantasia insieme in un connubio potente ma allo stesso tempo delicato e commuovente.
Un ragazzo "nato ai bordi di periferia", perdonate la citazione (Eros Ramazzotti - Adesso tu) , anzi ancor più in là, nella borgata di Tor Bella Monaca, legato alla piccola criminalità locale, durante una rocambolesca fuga cade letteralmente in un bidone di rifiuti tossici/radioattivi, e come vuole la tradizione del genere supereroico, invece di morire, dopo una notte di spasmi acquista una forza sovrumana.
Ovviamente il primo pensiero del ragazzo è quello di usare i suoi nuovi poteri per scassinare un bancomat prima e un furgone portavalori poi, ma la sua vita cambia improvvisamente grazie all'intervento di una stralunata, dolce e meravigliosamente fragile figura femminile, Alessia, figlia di un suo vicino di casa ricettatore, Sergio, che lo coinvolge in un "colpo sicuro". 
Ma questo genere di colpi si sa, non sono mai sicuri; tutto si conclude in un bagno di sangue, da cui esce illeso solo il nostro "eroe" Enzo Ceccotti, ribattezzato da Alessia Hiroshi Shiba, colui che può diventare Jeeg.
La ragazza, con evidenti problemi psichici dovuti a forti traumi, si è chiusa completamente nel mondo dell' anime Jeeg Robot d'acciaio, mondo da cui Enzo inizialmente vorrebbe rimanere fuori, ma il legame che stringerà con Alessia lo cambierà nel profondo.
Momenti di rude violenza si alternano a scene di immensa tenerezza, come quando Enzo aziona con la forza delle sue braccia la ruota panoramica di un parco giochi, per far "volare" la dolce Alessia, di cui il nostro eroe, ovviamente, si innamora.
Ma in una storia di supereroi che si rispetti non può mancare il folle supercattivo, Fabio Cannizzaro detto "lo Zingaro", un ex "vip" con la passione per Anna Oxa e Loredana Berté, che scopre e alla fine riesce ad ottenere gli stessi poteri di Enzo.
Purtroppo, ogni eroe nasce dalla sofferenza, che per Enzo è rappresentata dalla perdita di Alessia, scena che mi ha fatto letteralmente uscire dai gangheri: sei a due passi dai bidoni contenenti le sostanze che ti hanno dato i poteri, che ti costa provare a immergere la ragazza prima che muoia, al massimo sarebbe morta lo stesso! In ogni modo, si tratta di una perdita funzionale che permette all'eroe di emergere e trasforma definitivamente Enzo Ceccotti in Hiroshi Shiba. Non  caso, con le sue ultime parole Alessia invita Enzo a proteggere la gente e salvare il mondo, pronunciando con l'ultimo fiato che aveva in corpo la frase : "tu che puoi diventare Jeeg".
Enzo era infatti un "supereroe in gabbia", metafora trasposta simbolicamente dall'immagine del palloncino che prova a librarsi nell'aria ma resta bloccato dal soffitto trasparente del centro commerciale, e che vedremo salire alto nel cielo in una delle ultime sequenze, quando Enzo/ Hiroschi  compie il suo primo atto eroico, salvando una bambina da un auto in fiamme.
Il film termina con lo scontro tra il supereroe e il supercattivo e la scontata vittoria dell'eroe, creduto morto da tutti, cosa infondo vera: Enzo Ceccotti è morto, ed è nato Hiroshi Shiba, che indossa il passamontagna fatto ai ferri da Alessia che ha, ovviamente, le sembianze di Jeeg Robot.


lunedì 13 febbraio 2017

Il filo rosso del destino: The last - Naruto the Movie




 In alto la locandina del film.
In basso una scena con Naruto e Hinata


Attenzione: il film non è ancora stato tradotto in Italiano e non è uscito nelle sale cinematografiche italiane - può contenere SPOILER

Stavolta ho deciso di parlarvi di una storia d'amore che mi ha appassionato molto, quella tra due personaggi del Manga di Masashi Kishimoto, Naruto.
il manga, e il rispettivo anime, appartengono alla categoria shōnen ( letteralmente "ragazzo") indirizzato a un pubblico maschile, generalmente dall'età scolare alla maggiore età, che dunque predilige storia in cui regna sovrana l'azione, esaltando l'amicizia e mettendo in secondo piano le vicende amorose, che sono presenti più che altro come momenti comici, in cui il protagonista fa qualche gaffes con la bella di turno e si predilige l'aspetto superficiale al romanticismo, com'è anche giusto che sia in questo tipo di manga/anime.
Tuttavia, sin dalla prima stagione, i fan della saga si sono molto affezionati ai personaggi femminili, scatenando un vero e proprio dibattito su quale sarebbe diventata, alla fine della storia, la fidanzata del protagonista Naruto Uzumaki.
Le "candidate" al ruolo di fidanzata dell'eroe son sempre state due: Sakura Haruno, la ragazza dai capelli color fiore di ciliegio (come ricorda il suo nome, che significa appunto ciliegio), e la bruna Hinata Hyuga dagli occhi argentati, dovuti ad un potere, il Byakugan, ereditado dal clan di appartenenza, di cui è  niente meno che la "principessa".
Alla fine del manga, vediamo il nostro eroe Naruto Uzumaki realizzare il suo sogno, diventare Hokage, e cioè capo del villaggio delle Foglia, Konoha, e mettere su famiglia con una delle due ragazze sopra nominate. La scelta cadrà, ovviamente su Hinata, che amava il nostro eroe sin dall'inizio della storia; dico ovviamente perché Sakura non ha mai dimostrato nei confronti del nostro eroe altro che amicizia, mentre il suo cure è sempre appartenuto al migliore amico nonché antagonista dell'eroe, Sasuke Uchiha.
Il film The Last – Naruto the moviediversamente dagli altri film sull’eroe di Konoha, fa ufficialmente parte della saga di Naruto, collocandosi tra gli ultimi due capitoli del manga, narrandoci le vicende che hanno portato a questo amore, per alcuni inaspettato, per altri sospirato.
La pellicola, molto delicata ma al tempo stesso piena di azione, ha ricevuto accuse di "fanservice", in quanto troppo “sdolcinato” e creato ad hoc per far accontentare i fan della coppia Naruto- Hinata, per spiegare come sia nato questo amore “dal nulla”.
In realtà, le cose non stanno esattamente così: chi sa seguito il manga o l'anime sin dall'inizio ed ha compreso lo stile di Masashi Kishimoto , aveva già compreso da tempo le intenzioni dell'autore e immaginato il finale.
Basta soffermarsi attentamente su quelle che possono sembrare delle piccole sfumature per fare assumere al film un senso diverso e comprendere i veri sentimenti di Naruto, che potevano essere già intuiti sin dalla prima serie, ad esempio quando Naruto fa un solenne giuramento sul sangue di Hinata, colpita gravemente dal suo stesso cugino Neji Hytga, e che trovano l’apice nella serie Naruto Shippuden, quando Konoha viene attaccata dal misterioso Pain ,mietendo numerose vittime tra cui il maestro Kakashi Hatake ed il maestro rospo Fukasako, entrambi molto cari a Naruto. Nonostante la rabbia e il dolore il nostro eroe riesce a mantenersi lucido, eppure perde completamente il controllo quando  Pain colpisce Hinata, scatenando il demone Kyuubi che ha dentro sé sin dalla nascita.
Questo fu solo il primo forte segnale rivelatore dei sentimenti che il ragazzo in realtà già covava dentro di sé, magari a livello inconscio, e che culmina col combattimento e la tecnica combinata usata durante la quarta guerra ninja. Tenendo conto di tutti questi elementi già presenti nel manga, la storia narrata nella pellicola risulta coerente con tutta la saga,  e dunque  è molto più di un semplice “fan service” per accontentare i fan della principessa del Byakugan .
The Last  emoziona, coinvolge, appassiona; come nelle altre opere di Kishimoto nulla è lasciato al caso, ogni avvenimento, dal più drammatico al più leggero è strettamente funzionale ai fini della trama e dell’evoluzione dei personaggi, in primis il protagonista, ma anche coprotagonisti come Shikamaru o la stessa  Hinata.
La cosa più coinvolgente dal punto di vista emotivo, è la sciarpa rossa confezionata da Hinata, che vorrebbe dichiarare il suo amore, ma non trova il coraggio. La sciarpa è un chiaro riferimento alla leggenda giapponese  Akai Ito – Il Filo Rosso del Destino: secondo la tradizione, ogni persona porta, sin dalla nascita, un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra che lo lega in modo indissolubile alla propria anima gemella. 
E sarà proprio grazie a questa sciarpa che Naruto inizierà a vedere le cose in modo diverso e a comprendere  sentimenti che covava nel suo cuore, ma di cui non era ancora pienamente consapevole. In che modo? Beh, dovrete guardare il film, non posso svelarvi tutto!
Per concludere, in questo film  Masashi Kishimoto, che ha scritto il soggetto originale ed assunto il ruolo di character designer e di supervisore generale alle animazioni, ha voluto ribadire un messaggio ben preciso, che dà senso all’intera opera: Il perdono è necessario per la pace, e a volte bisogna perdonare anche chi non lo merita per un fine più grande, e cioè proteggere le future generazioni.